VIDEO: la testimonianza di Gino Lizzero |
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Nota della redazione: resoconto storico dei fatti riguardanti
l'agguato nazifascista alla passerella sul fiumr Ba a
e stato curato da Luciano Marcolini Provenza. |
ANTEFATTI:
Le vicende legate alla Lotta di Liberazione nell'area del Friuli
orientale a far data dall'estate del 1944 evidenziano il rafforzamento
delle formazioni partigiane, il concretizzarsi dei tentativi
di collaborazione tra le diverse anime della Resistenza italiana,
il consolidamento dei rapporti tra le formazioni garibaldine
e le formazioni appartenenti all'Osvobodilna Fronta (l'organizzazione
politica della Resistenza slovena fondata già nel 1941
a fronte dell'aggressione dei paesi dell'Asse al Regno di Jugoslavia).
Si realizzano nella nostra regione, nell'estate del 1944, due
importanti Zone libere sotto il controllo partigiano (Carnia
e Friuli orientale). Queste aree, oltre a realizzare un'amministrazione
democratica dopo vent'anni di dittatura fascista, costituiscono,
sul piano militare, una vera e propria spina nel fianco per le
forze germaniche (ricordiamo che, successivamente all'Armistizio,
le zone del Trentino Alto Adige, del Veneto settentrionale, del
Friuli e della Venezia Giulia vennero annesse al Terzo Reich).
Per stroncare la
Resistenza costituita dalle Zone libere, i nazi-fascisti, approfittando
della decisione alleata di fermarsi lungo la Linea Gotica e del
conseguente "Proclama del comandante in capo delle
forze alleate nel Mediterraneo, il generale Harold Alexander,
che sostanzialmente invitava i partigiani a smobilitare in attesa
della primavera, poterono impiegare ingenti risorse di uomini
e materiali e, a fine settembre del 1944, misero in atto una
violenta offensiva. Le formazioni partigiane che presidiavano
la Zona libera del Friuli orientale, slovene e italiane (garibaldini
e osovani), dovettero soccombere alle preponderanti forze nemiche
le quali scatenarono una violenta repressione contro la popolazione,
incendiando anche numerosi paesi della zona.
Le formazioni partigiane, molto provate dai combattimenti avvenuti
nei mesi finali del 1944 e ulteriormente segnate dalla divisione
ideologica nuovamente emersa tra comunisti e cattolici dopo la
caduta della Zona libera del Friuli orientale, si trovarono di
fonte ad una alternativa: o abbandonare la lotta, o continuarla
con le poche risorse a disposizione. C'è da dire che per
i Partigiani anche un eventuale rientro nelle proprie case era
pressocchè impossibile, sia per quelli di origine meridionale,
data la divisione dell'Italia determinata dai combattimenti,
che per i comandanti delle formazioni (alcuni dei quali già
avevano scontato anni di carcere e di confino comminati dal Tribunale
Speciale per la difesa dello Stato e rischiavano l'immediata
fucilazione) e per tutti gli altri, per i quali l'alternativa
era o schierarsi con i fascisti, o la deportazione nei campi
di concentramento in Germania.
Una situazione che lo storico Spriano così sintetizza:
"Latteggiamento verso lItalia, in Churchill
è strettamente connesso a quello verso la Grecia e in
generale larea mediterranea, in chiave anticomunista. (
).
LItalia, come nazione, come Stato è sempre considerata
un Paese vinto. I vincitori hanno diritto di dettare ad essa
le loro condizioni." (Paolo Spriano, Storia del
Partito Comunista Italiano, V° volume, Einaudi, Torino 1975,
p. 422 e p. 425).
MOTIVAZIONI della scelta della Divisione Garibaldi
"Natisone:
I comandanti delle formazioni Garibaldi, di ispirazione socialista
e comunista, avevano da tempo (fin dall'attacco nazista alla
Jugoslavia) instaurato ottimi rapporti con i capi della Resistenza
slovena e croata, che rappresentavano minoranze allora presenti
all'interno del Regno d'Italia e oggetto, nel periodo della dittatura
fascista, di un durissimo e spietato processo di snazionalizzazione
forzata (proibizione della lingua, cambio della Toponomastica,
cambio dei cognomi, esproprio delle proprietà ecc), anche
se non c'era totale convergenza su alcune questioni, tra le quali
il futuro assetto dei territori dopo la Liberazione.
Oltre alle ragioni di carattere ideologico, c'erano anche delle
ragioni di carattere militare che imponevano, alle formazioni
garibaldine, la necessità di attraversare il fiume Isonzo
per mettersi alle dipendenze operative del IX Korpus di liberazione
sloveno. Tale operazione fu approvata dal CVL. Le formazioni
in generale, ma quelle italiane in particolare, si dibattevano
in difficoltà logistiche legate all'approvvigionamento
di cibo e vestiario (si preannunciava un rigido inverno e le
formazioni erano ancora in tenuta estiva).
A conti fatti, la situazione non migliorò in modo sostanziale
con il passaggio dell'Isonzo, ma permise alle formazioni della
Divisione d'Assalto "Garibaldi-Natisone" di sopravvivere
all'inverno 1944/45 e di mantenere la propria capacità
offensiva fino alla Liberazione. Il 9 maggio 1945 la formazione
partigiana parteciperà alla liberazione della capitale
slovena Lubiana e farà rientro in territorio italiano
solo il 20 maggio 1945.
I FATTI:
In ottemperanza quindi con quanto concordato con il CVL e con
il comando sloveno, in data 24 dicembre 1944, "tutti
i reparti della Divisione iniziarono la marcia oltre Isonzo per
entrare nella zona operativa del IX Corpo d'Armata jugoslavo".
La prima formazione ad attraversare l'Isonzo fu la 156.a Brigata
"Buozzi". Il Diario storico della Divisione così
descrive l'operazione: "la marcia viene condotta in
condizione di equipaggiamento pietoso e con una temperatura eccezionalmente
bassa. Il reparto è costretto a lasciare lungo il persorso
diversi compagni privi di calzature. Il grosso della brigata
raggiunge la meta senza alcun incidente dopo aver guadato l'Isonzo
e il Baccia (in sloveno Ba
a)."
La seconda formazione fu la 158.a Brigata Gramsci.
A Selo - riferisce sempre il Diario storico
della Divisione - la colonna è attaccata di sorpresa
e si perdono 3 muli con materiali e viveri. Prima che i nostri
prendano posizione per reagire, il nemico si ritira. La brigata
raggiunge la meta senza perdite.
Lultima formazione fu la 157.a Brigata Picelli.
la dura marcia viene effettuata dalla Brigata nelle
medesime condizioni delle altre e procede senza incidenti fino
a Selo. Al passaggio del Baccia, la notte di Capodanno, il nemico,
che le due notti precedenti aveva avuto sentore del movimento
della Divisione, aveva sistemato in tempo numerose postazioni
e ricevuto rinforzi da Tolmino. Permesso il passaggio allavanguardia,
attaccava il grosso della colonna con numerosi mortai e armi
pesanti.
Attaccata nel momento in cui la testa della colonna era già
a fondo valle, la Brigata riesce a malapena a portarsi fuori
tiro risalendo lungo il costone e abbandonando molti materiali,
armi pesanti e feriti. La sorpresa costrinse la Brigata a mutare
percorso con marce forzate e terreno sconosciuto e coperto di
neve. (dal Diario storico operativo della
Divisione dAssalto Garibaldi Natisone).
Riorganizzati i reparti e sistemati
i feriti negli ospedaletti partigiani sloveni, i nostri, la notte
successiva, riescono ad attraversare il Baccia nella (sic!) ferrovia
passando tra i due presidi nemici di Piedicolle e Collepietro
(in sloveno Podbrdo e Petrovo Brdo), arrivando a Daucia (in slòoveno
Dav
a)
con un metro di neve dopo 33 ore di marcia. Allarrivo in
zona mancano circa 40 uomini, quasi tutti del Battaglione Manin
Bilancio dellagguato 17
Partigiani caduti, gli altri 23 vengono deportati in Germania.
REPARTI INTERESSATI:
COMANDO DI DIVISIONE:
COMANDANTE FANTINI MARIO SASSO
COMMISSARIO PADOAN GIOVANNI VANNI
CAPO DI STATO MAGGIORE MAUTINO FERDINANDO CARLINO
156ma BRIGATA BUOZZI:
COMANDANTE ZULIAN MARIO SANDRO
COMMISSARIO ARGENTON LINO STUZ-SILVIO
BATTAGLIONE MANARA
BATTAGLIONE MINUSSI
BATTAGLIONE FRONTE GIOVENTU
157ma BRIGATA PICELLI:
COMANDANTE GINO LIZZERO ETTORE
COMMISSARIO VINCENZO MARINI BANFI
BATTAGLIONE MANIN
BATTAGLIONE VERRUCCHI
BATTAGLIONE PISACANE
158ma BRIGATA GRAMSCI:
COMANDANTE SALVATORE BULLA MORO
COMMISSARIO GARGANO GIUSEPPE BORIS
BATTAGLIONE MAMELI
BATTAGLIONE GREGORATTI
BATTAGLIONE PUSTETTO
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