L'attacco all'aeroporto Belvedere,
nelle vicinanze di Udine (oggi nel comune di Povoletto), con
la distruzione degli aerei e della guarnigione tedesca ha costituito
la prima grande vittoria delle unità partigiane in Friuli
dopo la capitolazione dell'Italia. L'esercito tedesco, dopo aver
occupato questa zona dell'Italia, ha moltiplicato assieme ai
repubblichini di Mussolini e ai collaborazionisti gli sforzi
per impedire la presenza di unità partigiane sul territorio
della Slavia friulana.
Subito dopo la capitolazione
dell'Italia, già alla fine del settembre 1943, è
stato fondato il primo distaccamento del Collio e della Benecia
(BBO), che poi dal settembre 1943 al maggio 1944 ha diffuso con
grande successo la lotta di liberazione nazionale anche in questa
parte del territorio a lingua slovena ad ovest dell'Isonzo nella
zona della Slavia Friulana. L'ordine per la formazione del secondo
BBO è stato dato dal comando della III zona operativa
il 2 dicembre 1943. Nonostante l'occupazione di quest'area da
parte dei Tedeschi il numero delle unità partigiane cresceva
rapidamente. Ad aprile il numero dei combattenti ha superato
i 300. Nella sua zona operativa si sviluppavano anche i portatori
politici della lotta di liberazione nazionale. Si trattava di
organizzazioni territoriali dellOF (Fronte di liberazione) e
di comitati di liberazione nazionale come organi politici. Le
condizioni politiche in quest'area cominciarono a migliorare.
Il rigido inverno del 1943/1944 con il freddo e la neve alta
ha preteso che le unità partigiane cambiassero la tattica
del proprio operato. Si spostavano di giorno riposando di notte.
Anche i tedeschi per via del freddo e della neve si spostavano
di meno dalle caserme.
Per aver aiuto nel scoprire dove si trovavano le unità
partigiane i tedeschi hanno richiamato gli aerei dall'aeroporto
principale di Campoformido a ovest di Udine. Il nemico aveva
anche a disposizione altri due aeroporti ausiliari. Uno vicino
a Bovec, dove non c'era una guarnigione stabile né aeroplani
e l'aeroporto Belvedere nel Friuli vicino a Udine intensamente
utilizzato per combattere le unità partigiane, dal momento
che erano lì costantemente presenti aerei da ricognizione
e bombardamento e da lì attaccavano i paesi della Slavia
friulana e dell'alto Isontino. Questo significava un pericolo
costante di attacco aereo alle unità partigiane. Proprio
per questo motivo l'aeroporto Belvedere era sotto costante controllo
da parte del servizio informazioni partigiano. I tedeschi usavano
aerei per la lotta contro i partigiani già al tempo della
repubblica di Caporetto. Il 31 otttobre 1943 durante i combattimenti
per la conquista di Caporetto colpirono con mitragliatrici le
posizioni partigiane e lanciarono bombe sui paesi in tutta l'area
da aga a Tolmino. Già prima, il 13 ottobre 1943,
bombardarono Cezsoca, aga e Svino, e il giorno precedente
altri quattro paesi della Benecia.
Marko
Redelonghi Bojan, nato a Zapatocco nella Benecia, immediatamente
dopo la capitolazione dell'Italia entrò tra le file dei
partigiani. Radunava giovani ragazzi della Benecia perché
entrassero nei partigiani. Fondò la compagnia di Nimis
nella Benecia occidentale. Presso il comando dell'esercito di
liberazione nazionale presto scoprirono le qualità di
Marko. Si distinse particolarmente durante gli aspri scontri
con le unità tedesche sul Matajur l'8 e il 9 novembre
1943. Come vice comandante del 4° battaglione della Brigata
di Bazovizza ha difeso la cima del Matajur cosicché il
grosso si potesse ritirare dall'accerchiamento tedesco. Nel gennaio
1944 diventò comandante del 2° battaglione BBO. A
metà marzo ricevette l'incarico di preparare e guidare
con il vicecomandante del distaccamento e il commissario politico
l'attacco all'aeroporto nemico Belvedere. Si dedicò a
questo compito con tutta serietà. Preparò all'azione
la 4ª unità del battaglione BBO ed eseguì
una delle più grandi operazioni dei partigiani del Litorale,
fino ad allora, a ovest dell'Isonzo.
A inizio del febbraio 1944 il
2° battaglione BBO giunse alla malga Plazi sopra Breginj
e si accampò negli stavoli. La malga diventò il
punto centrale del territorio operativo dove agiva questo battaglione.
I versanti ripidi, gole torrentizie di diverse dimensioni fornivano
all'unità una buona protezione dal nemico. In due fino
a quattro ore le pattuglie potevano raggiungere ogni paese del
Breginjski Kot, anche i più distanti. Nell'accampamento
le unità svolgevano lezioni militari, studiavano la lingua
slovena e scoprivano la storia e la cultura del popolo sloveno,
cose di cui erano privati nella scuola fascista italiana. L'8
marzo 1944 l'unità minò con successo la teleferica
del cementificio Carli nei dintorni di Cividale distruggendola
e collaborò all'attacco alla base nemica a Faedis.
Gli informatori del BBO hanno
riferito che alcune strutture dell'esercito nemico in Friuli
erano mal difese. Tra questi c'era anche l'aeroporto Belvedere.
Il comando del BBO ha studiato minuziosamente già dall'inizio
le forze del nemico presenti all'aeroporto e la loro distribuzione.
Dal momento che gli aerei decollavano quotidianamente per operazioni
militari, l'aeroporto è stato considerato un importante
punto strategico-operativo ed una delle strutture nemiche più
importanti. Era anche relativamente vicino al BBO. Il territorio
pianeggiante, venato da numerose vie di comunicazione, influiva
negativamente sugli spostamenti partigiani e sulla loro azione
di lotta a un raggio di 3 km intorno all'aeroporto. Il comando
del distaccamento ha mandato nel 2° battaglione BBO il vicecomandante
del distaccamento Pietro Marcandelli Mark, con il compito
di organizzare la distruzione dell'aeroporto Belvedere. Assieme
al comando del BBO hanno iniziato a progettare e preparare l'attacco
all'aeroporto. Marcandelli, Mirko Fratina, Lucien De Bellis e
altri raccoglievano intensamente informazioni sull'aeroporto.
Seguivano gli avvenimenti già un mese prima dell'attacco.
Andavano a perlustrare l'area vestiti in abiti civili con documenti
falsi per capire da quale direzione sarebbe stato più
facile eseguire l'attacco stabilendo anche il giorno adatto.
Prendevano scrupolosamente nota di tutto facendone abbozzi. I
tedeschi avevano disposto le basi in modo da controllare e difendere
le vie di comunicazione principali. Nelle immediate vicinanze
dell'aeroporto c'erano anche le stazioni di polizia e carabinieri,
che significavano un ulteriore ostacolo nell'avvicinarsi alla
struttura.
Il piano di attacco all'aeroporto Belvedere prevedeva:
si sarebbero messi in marcia al tramonto;
i combattenti non sarebbero stati avvisati del luogo e del tipo
di attacco. Lo avrebbero scoperto un attimo prima dell'attacco
stesso;
dall'accampamento avrebbero marciato verso il paese Montemaggiore,
proseguendo a ovest verso il paese Cornappo;
da Taipana avrebbero proseguito a Sud verso la zona boschiva
tra i paesi Porzûs e Racchiuso, a 3-4 km da Faedis, dove
si sarebbero fermati per prepararsi all'attacco notturno. Qui
avrebbero spiegato ai combattenti l'obiettivo dell'attacco e
fornito istruzioni specifiche;
la sera, tre ore prima dell'attacco, avrebbero marciato verso
il punto di partenza per l'attacco;
per l'attacco avrebbero formato tre gruppi d'assalto di base.
La decisione su quando attaccare
l'aeroporto è stata influenzata dalla situazione lì
presente. Bisognava aspettare il momento più propizio
per prenderli di sorpresa. Hanno deciso che si sarebbe trattato
del giorno, quando ci sarebbe stata una festa, spesso organizzata
dai tedeschi. In questo modo l'attenzione del nemico sarebbe
stata minore. Le unità del 2° battaglione BBO accampate
a Plazi, avevano tra le proprie file anche combattenti di altre
nazionalità: 14 combattenti dall'Unione Sovietica, 8 italiani,
la maggior parte erano Friulani, e il tedesco Johnny da Berlino.
La maggior parte degli altri combattenti venivano dallarea
di Caporetto, dalla Slavia Friulana e uno dalla Val Resia. C'erano
anche sei donne combattenti. Erano armati con armi da fanteria.
Il comando del battaglione conosceva bene le capacità
di combattimento di ogni combattente di vecchia data come anche
i loro valori morali e politici. I compiti durante l'attacco
richiedevano da ognuno molto spirito di sacrificio, combattività
e precisione nel compiere l'operazione. Le preparazioni erano
avvenute in gran segreto, anche se i combattenti sospettavano
che si stesse preparando qualcosa di grosso. Chi conosceva meglio
l'aeroporto era Marcandelli, che ha anche visionato l'area più
volte di tutti. Il piano finale per l'attacco, l'arrivo all'aeroporto
e il ritorno è stato preparato al comando del 2° battaglione
BBO.
Il comandante del 2° battaglione
BBO era Marko Redelonghi-Bojan, il facente funzione del commissario
politico del battaglione Alfonz Perat, l'aiuto comandante del
battaglione Just Vrecar e l'aiuto commissario politico del battaglione
Zvonimir Vodopivec-Nazdar. Per l'operazione si sono offerti dei
volontari, tuttavia non sapevano di che operazione si trattasse.
Hanno scelto combattenti sani, forti, esperti e resistenti. Per
l'operazione erano previsti 57 combattenti. Erano armati con
quattro MG 42 (tipo tedesco di mitragliatrice, detta arec),
15 mitra, gli altri combattenti con fucili. Ognuno aveva una
bomba o due, alcuni anche di più. Il quadro di comando
aveva anche pistole. Hanno portato con se piatti freddi e anche
qualche litro di benzina. Tra i cinquantasette partecipanti all'operazione
c'erano nove cittadini dell'Unione Sovietica, sei di nazionalità
italiana, uno di nazionalità tedesca, gli altri erano
indigeni dell'area di Caporetto, della Benecia e di Resia. All'operazione
contro l'aeroporto Belvedere non collaborò nessuna unità
dei partigiani italiani, anche perché queste unità
non erano presenti su questo territorio. Hanno partecipato solo
alcuni partigiani di origine italiana, combattenti del BBO. Prima
della partenza per l'operazione i combattenti hanno controllato
le armi, le hanno pulite e si sono preparati attivamente al viaggio.
Il tempo era freddo, ma sereno, favorevole ai combattenti nel
compiere l'operazione.
L'11 marzo 1944 dopo una cena
abbondante sono partiti dallaccampamento di Plazi verso
le 17. Camminarono in fila serrata e giunsero al paese di Montemaggiore
la sera tardi. Da lì proseguirono verso Cornappo a avanti
verso il paese Debellis. Prima del paese cambiarono direzione
e superarono anfratti e rilievi più e meno alti per giungere
a Taipana. Per tutto il tragitto dopo Taipana la colonna di partigiani
evitò gli abitati. Il viaggio era faticoso. Gelo, un terreno
montuoso con numerose gole e un bosco maestoso a proteggerli.
La terra intorpidita si stava già svegliando. Dal suolo
spuntava già il primo verde. Si sono trattenuti in una
piccola conca sul versante della malga Poiana tra Porzûs
e Faedis, 3-4 km a nord di Faedis. Qui attesero il mattino. Si
sentivano abbastanza al sicuro. Quando il 12 marzo 1944 cominciò
a farsi giorno avevano davanti a sé una buona visuale
sulla pianura friulana. Con un binocolo si poteva osservare il
traffico tra Faedis e l'aeroporto Belvedere. Quel giorno è
decollato un solo aereo, che però non ha fatto ritorno.
Verso sera dall'unità andò in ricognizione Arrigo
Fornitti, per scoprire dai collaboratori sul campo che lavoravano
all'aeroporto tutti i particolari sui ponti, sulle passerelle
oltre i torrenti e anche su tutte le strade utilizzate quotidianamente
dai nemici. Si sono riuniti in un campo, dove c'erano ancora
steli di grano. Lagente sul campo Ines Mik collaborava
strettamente con le ragazze, che venivano all'aeroporto per divertire
i funzionari tedeschi. Comunicava quando al comando si tenevano
feste, quanti sono gli ufficiali, quanti i piloti, dove si trovano
le guardie e quante sono. Fornitti tornò all'unità
ed assieme al comando presero atto del fatto che non c'erano
novità di rilievo che influissero sull'attacco all'aeroporto.
Prima del tramonto i comandanti diedero a tutti i combattenti
incarichi precisi. Solo a questo punto scoprirono che l'obiettivo
dell'attacco era l'aeroporto Belvedere. Il comandante Redelonghi
e il commissario politico Perat hanno spiegato scrupolosamente
ai combattenti i compiti di ciascuna unità, anche in italiano,
cosicché gli otto italiani potessero capirlo. Hanno formato
tre unità per l'attacco:
alla prima guidata dal commissario di compagnia era affidata
la difesa. È stata mandata in tre direzioni. Verso Udine
fino al paese Salt, verso Faedis e verso Savorgnano. Ogni unità
aveva l'importante compito di proteggere l'operazione. Se si
fosse giunti ad un eventuale scontro dovevano ad ogni costo trattenere
il nemico dando ai partigiani il tempo per l'attacco;
la secondo, la più grande, costituita da venti combattenti,
era guidata da Marko Redelonghi. Con lui c'era anche il vicecomandante
del distaccamento Marcandelli. Il gruppo era diviso in due sottogruppi.
Il compito del primo era attaccare l'esercito e i piloti, che
si trovavano nella baracca all'aeroporto, quello del secondo
era distruggere gli aerei. Il combattente Alpino era friulano
e parlava friulano, il tedesco Johnny avrebbe parlato in tedesco,
se fossero capitati imprevisti. Avrebbero dato l'impressione
di essere una pattuglia tedesca;
il terzo gruppo guidato da Alfonz Perat aveva il compito di attaccare
la villa «Giacomelli» che si trovava all'aeroporto,
dove si trovava il comando.
I capi dei gruppi avevano i propri
vice e corrieri. Ognuno di loro spiegò a ciascuno dei
combattenti il proprio compito, stabilì la loro posizione
nella colonna e l'ordine di combattimento. Le ultime parole di
Redelonghi prima della partenza sono statte: «Za svobodo,
s Titom naprej!» («Per la libertà, avanti
con Tito!»). Così le unità andarono a combattere
secondo il compito assegnato avvicinandosi lentamente all'aeroporto.
Rapidamente immobilizzarono le sentinelle civili, che non opposero
affatto resistenza. L'attacco vero e proprio iniziò il
13 marzo 1944 alle 2:00. Avanzarono verso le baracche in ordine
sparso. Non incontrarono nessun sbarramento di fildiferro. Si
avvicinarono agli obiettivi e cominciarono a gettare bombe nelle
baracche attraverso le finestre. Distrussero per prima la baracca
con i soldati tedeschi, poi quella con le munizioni e le bombe
aeree. Le baracche erano distanti tra loro 10-20 metri. Durante
l'attacco sentirono spari ed esplosioni dall'altra parte dell'aeroporto.
Sapevano che lì si trovava il commissario politico Perat
con il proprio gruppo e stava attaccando il comando dell'aeroporto.
Lì gli ufficiali si divertivano con le ragazze. Si sentivano
gli schiamazzi di una compagnia di ubriachi. Poiché le
finestre che portavano al comando erano più alte, i combattenti
a due a due, uno sulle spalle dell'altro, formarono una scala
umana, essendo questo l'unico modo di raggiungere le finestre
per gettare le bombe a mano dopo che il silenzio fu interrotto
da tre colpi di pistola consecutivi, il segnale per l'inizio
dell'attacco. Alfonz Perat si affrettò, con due combattenti,
su per le scale e con scariche di mitragliatrice distrussero
la porta della stanza, dove si stavano divertendo gli ignari
tedeschi. In un attimo la stanza si riempì di fumo. Dovettero
uscirne in fretta per non soffocare. Immediatamente sulla porta
comparvero tre tedeschi gettando bombe, ma nessun partigiano
fu ferito. Seguì una sorpresa. Dal tetto si fece sentire
una mitragliatrice tedesca, perciò Perat sposto rapidamente
il proprio gruppo ad alcune centinaia di metri dall'edificio.
Nel frattempo distrussero anche due camion e una berlina. Il
combattimento durò un po' più di mezzora. Si spostarono
dalle baracche in fiamme sapendo che sarebbero seguite molte
esplosioni più o meno intense.
Il deciso Lucien De Bellis guidò
la propria unità fino agli aerei, mascherati con paglia
di granoturco. Tra i partecipanti all'attacco c'era un partigiano,
pilota dell'ex esercito italiano, lo chiamavano Sergente. Questo
avrebbe dovuto provare a volare con un aereo verso le retrovie.
La distribuzione degli aerei era diversa da quella durante il
giorno e da ciò che si aspettavano gli assalitori. Erano
disposti ad uno a uno tra loro la distanza era maggiore. C'erano
nove aerei. Il pilota Sergente si mise immediatamente all'opera
provando ad accendere il primo aereo. Non partì. Lo stesso
vale per il secondo e il terzo. Nessuno non era in grado di decollare
ed essere portato via. Perciò si unì agli altri
del gruppo e insieme iniziarono e cospargere gli aerei e la paglia
con la benzina. Avendo solo 5 litri di benzina in bottiglie da
un litro decisero di cospargere la paglia con solo mezzo litro
di benzina per ogni aereo. La paglia di mais ha reso più
facile incendiare gli aerei, che presto esplosero assieme ai
serbatoi di carburante.
Tutti i gruppi dopo aver svolto
il proprio compito si spostarono rapidamente al punto di ritrovo
già prima concordato. Tornando dall'aeroporto non incontrarono
alcun ostacolo. Dall'aeroporto si sentiva sparare. Si potevano
vedere numerosi focolai minori, fuoriusciva un denso fumo nero.
La ritirata al luogo di ritrovo 3 km a sudest di Faedis si è
svolta velocemente e senza difficoltà. Con grande prudenza
e predisponendo difese attraversarono la strada Cividale-Faedis.
Qui c'era già il bosco, che permise loro una ritirata
più facile. Il terreno iniziava a innalzarsi, perciò
l'unità si sposto verso il paese Canebola in fila serrata.
I partigiani si sentivano più al sicuro nel bosco. La
mattina presto del 13.3.1944 la colonna di vincitori giunse sul
versante del monte Topli Uorh. Aspettarono il mattino riposandosi.
L'intendente Giovanni Gregorutti Ivan, nativo di Cergneu
Inferiore, ha fornito abbastanza carne e pane e preparò
ai combattenti un pasto doppio.
Solo dopo il riposo i combattenti scoprirono come si erano svolte
le preparazioni all'operazione all'aeroporto e quanto fossero
importanti. Si resero conto di quanti fattori abbiano influenzato
il successo dell'operazione.
Il riposo fece loro bene. Si riposarono completamente, il nemico
daltro canto, se stavano fermi, non poteva trovarli osservando
dagli aerei giunti da Campoformido. Giravano soprattutto sopra
Cergneu Inferiore e Superiore e Taipana. Continuarono il cammino
solo quando cominciò a farsi buio. Lungo l'area montuosa
superarono attraverso i boschi gole ed anfratti. Giunsero a Montemaggiore
attraverso Platischis la mattina presto del 14.3.1944. Incontrarono
un combattente, venuto da solo dall'accampamento di Plazi, che
disse loro che il campo del 2. battaglione BBO era stato scoperto
ed attaccato. Non sapeva quante vittime aveva causato l'attacco.
Immediatamente si misero in marcia per aiutare i compagni di
lotta attaccati.
Perché e come sia avvenuto
l'attacco all'accampamento è un'altra storia del BBO,
che andrebbe descritta separatamente. Questo non è il
compito di questo contributo, che parla unicamente dell'attacco
all'aeroporto Belvedere e del successo dei combattenti del 2.
battaglione BBO.
Conclusione
L'attacco all'aeroporto Belvedere
è stato un successo eccezionale. Gli assalitori distrussero
nove aerei (tre storch, tre caccia di tipo messerschmitt,
due caccia di tipo flocke wulf e un aereo corriere nardich),
due camion e una berlina. Bruciarono due baracche. In una si
trovavano munizioni, bombe aeree, carburante e altro materiale
militare. Nella baracca caddero 25 soldati nemici, nell'edificio
degli ufficiali cinque, ci furono anche numerosi feriti. In seguito
scoprirono tutto ciò dagli informatori. Non poterono valutare
quale fosse la quantità di bombe, armi, munizioni, vestiti
ed altra attrezzatura distrutta durante l'attacco all'aeroporto.
Coloro che parteciparono alla missione, valutarono che si trattasse
di 40-50 tonnellate di materiale, di cui gran parte era costituita
da bombe aeree. Non hanno confiscato le armi e altro materiale
militare trattandosi di una operazione audace e rapida, che necessitava
di una rapida ritirata. Lo scopo e l'obiettivo principale della
missione era sorprendere il nemico, causargli danni e rendere
l'aeroporto inutilizzabile ed è stato raggiunto. Particolarmente
importante è il fatto che durante la marcia e l'attacco
all'aeroporto non c'è stata nemmeno una vittima partigiana.
Solo due partigiani sono stati feriti lievemente. Il nemico in
un mese subì due gravi colpì in due luoghi distanti
tra loro appena qualche chilometro. Il primo il 13 febbraio 1944,
quando la 17ª brigata Gregorcic ha distrutto la base tedesca
a Faedis, il secondo il 13 marzo 1944, quando il 2° battaglione
BBO ha attaccato e distrutto l'aeroporto Belvedere. La vittoria
sull'aeroporto Belvedere si è fatta sentire tra la popolazione
incoraggiandola. Dopo unoperazione così ben riuscita
nuovi combattenti entrarono a far parte delle unità partigiane,
tra questi molti friulani. Si rafforzò la popolarità
dei partigiani e la generale avversione per il nemico tra la
popolazione. Tutto ciò ha avuto un forte impatto sulla
nuova ascesa delle unità garibaldine italiane.
 |
LEGENDA:
1 Accampamento (partenza - 11
marzo 44)
2 Preparazione all'attacco (12 marzo 44)
3 Aereoporto (attacco - 13 marzo 44)
4 percorso di rientro alla base (13 marzo 44) |
autore
dello schizzo dell'attacco Nika Ivancic, mag.in.arh. |
--------
Per finire vorrei chiedere ai
lettori di aiutarmi nella ricerca di materiale fotografico e
non, legato all'attacco all'aeroporto Belvedere. Ad oggi non
ho trovato alcuna fotografia che raffiguri l'aeroporto prima
o dopo l'attacco dell'unità partigiana. Sono convinto
che i tedeschi dopo l'attacco ne abbiano fotografato e documentato
gli effetti. Non sappiamo tuttavia dove si trovi questo materiale
d'archivio.
Vojko Hobi
(vojko.hobic@siol.net)
ANPI Cividale del Friuli
Fonti:
Franc Crnugelj-Zorko: Na zahodnih mejah 1944, (tomo secondo),
Ljubljana: Drutvo piscev zgodovine NOB Slovenije, 1993,
Collana partizanski knjini klub, N° 6
Franc Crnugelj-Zorko: Na zahodnih mejah 1944, (tomo terzo), Ljubljana:
Drutvo piscev zgodovine NOB Slovenije, 2000, Collana partizanski
knjini klub, N° 6;31
Franc Crnugelj-Zorko: Uniceno letalice. TV-15; 8.11.1984
Franc Crnugelj-Zorko: Napad na Belvedere, Front N°10, 11.3.1983
Franjo Bavec-Branko: Na zahodnih mejah 1945, Ljubljana: Drutvo
piscev zgodovine NOB Slovenije, 1997, Knjinica NOV in POS,
27/3-4
Joe Oblak: Uspel napad na letalice Belvedere pri
Vidmu, TV-15; 8.3.1984
Just Perat: Napad na letalice v Vidmu, Primorske novice,
22.3.1961
Just Perat: Napad na letalice je uspel, Delo, 20.3.1969
D. Zega e S. Jan: Brochure per l'inaugurazione del monumento
a Staro Selo, ottobre 1985
Zdravko Likar: Archivio personale
Zdravko Likar: Vojna pot benekega partizana Marka Redelonghija,
Trinkov koledar 2016, KD Ivan Trinko, Cividale
Jelka Peterka, Rok Uric: Cas clovecnosti, Tolmino, Zdruenje
borcev za vrednote NOB, 2016
Anton Cuffalo: Moj dnevnik, Cividale, Most 2013
Rivista BOREC, 1954, N° 12
Corriere ZROP, N° 2-3, 1960
Naa obramba, 1972/12
Zbornik, VI/12, documenti 37 e 82
-