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ANPI
Cividale del Friuli

una bella storia

il viaggio della memoria
della famiglia Redelonghi

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A Cividale, Il primo maggio non è solo il giorno in cui si festeggia il lavoro, ma è anche la data in cui si commemora la Liberazione della nostra città per opera dei partigiani garibaldini, osovani e sloveni dall'occupatore nazista. Quest’anno, la cerimonia sul Rugo Emiliano per commemorare i partigiani caduti durante la Liberazione di Cividale (primo maggio 1945) ha vissuto un momento di particolare intensità grazie a una presenza inaspettata di una delegazione argentina giunta dal cuore del Sud America per riannodare i fili di una storia spezzata quasi un secolo fa.
Un gruppo familiare composto da cinque persone – quattro provenienti da Córdoba e la più giovane, Valentina Paseti, da La Pampa che è giunto in Friuli guidato da un desiderio profondo: onorare la memoria del loro antenato Bernardo Redelonghi. Il loro legame affettivo e di sangue risale al 1927, anno in cui il loro capofamiglia lasciò il borgo di Zapatocco (Zapatok) in cerca di una vita migliore in Sud America.
Ma la ricerca dei Redelonghi argentini non si è fermata alla genealogia. Il viaggio è diventato un pellegrinaggio storiografico per capire meglio le vicende della loro famiglia e di Marco Redelonghi, parente indiretto e figura leggendaria della Resistenza, caduto nei pressi di Bergogna (Breginj) e insignito del titolo di Eroe del Popolo jugoslavo. Una storia, quella di Marco, che la famiglia in Argentina aveva iniziato a ricostruire faticosamente attraverso le vecchie lettere ingiallite spedite da Pulfero e recenti ricerche d'archivio.
Il soggiorno della delegazione è iniziato con una tappa fondamentale allo SMO (Museo di Paesaggi e Narrazioni) di San Pietro al Natisone. Qui, tra installazioni multimediali e documenti, gli ospiti hanno potuto inquadrare il contesto storico e geografico delle Valli, comprendendo la complessità di una terra di confine dove le lingue e le identità si intrecciano.
Il momento più toccante è avvenuto però tra le case di pietra di Zapatocco, un piccolo paese lungo la strada che da Loch di Pulfero sale verso Montefosca. Accompagnati da alcuni parenti italiani, i visitatori hanno potuto toccare le mura della casa degli antenati e sostare nel luogo esatto dove Bernardo Redelonghi, dopo essere stato torturato in casa, fu fucilato dalla ferocia nazista. È qui che il dolore del passato si è trasformato in un gesto simbolico di grande potenza: il prelievo di alcune zolle di terra dai prati circostanti la casa natale, da custodire e riportare in Argentina come frammento concreto delle proprie radici.
Nel corso della visita si è parlato anche di Marco Redelonghi, delle sue vicende familiari, delle difficoltà che ha dovuto affrontare dopo la morte della madre, delle sue scelte e dell'epilogo della sua vicenda umana quando ferito, per non cadere nelle mani dei nazisti durante un rastrellamento, scelse il suicidio con l'ultima pallottola che gli era rimasta.
Nei prossimi giorni, prima del lungo volo di rientro verso il Sud America, i cinque familiari varcheranno il confine sloveno diretti a Caporetto (Kobarid) e visiteranno a Sedlo il cimitero dove è sepolto il loro congiunto partigiano, chiudendo un cerchio aperto novantanove anni fa con una partenza e oggi sigillato da un abbraccio che scavalca l'Oceano.
Questa visita ci ricorda che la Resistenza è una linfa che continua a scorrere, capace di riportare a casa chi è partito lontano e di mantenere viva la fiamma della memoria contro l'oblio del tempo.

Cividale del Friuli, 2maggio 2026 

la redazione del sito

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