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--Sabato 26 settembre,
sempre a Costapiana, si è ricordato il piccolo
--ospedale partigiano di
Gradischiutta. Oggi di quel ospedale non rimane
--che uno stabile abbandonato
e malridotto, ma durante la Guerra di
--Liberazione e la difesa
del Territorio Libero del Friuli Orientale, svolse
--una importante azione
di sostegno e cura per i parttigiani malati o feriti.
--Una struttura che, anticipò
una nuove visione di salute che poi sarebbe
--stata ripresa da una
serie di riforme che hanno riguardato nel II dopoguerra
--la sanità italiana,
fino ad arrivare alla creazione del Sistema Sanitario
--Nazionale. Di questo
argomento ha parlato Luciano Marcolini Provenza
--Presidente
della-Sezione ANPI di Cividale
del Friuli (UD). |
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Uno degli aspetti
della Lotta di Liberazione è quello sanitario. La sanità
partigiana rappresentò unesperienza fondamentale
non solo per la Resistenza, ma anche per la nascita di unidea
moderna e solidale di tutela della salute.
Nel caso specifico si tratta di un sistema non centralizzato,
ma di una rete spontanea, flessibile, che si adatta alle condizioni
del territorio, alla disponibilità di personale, di strutture
e di materiali. Durante il periodo resistenziale non esistevano
direttive precise che riguardavano lambito sanitario da
parte del CLNAI; solo nel marzo del 1945, a ridosso della fine
del conflitto, si parlò della necessità di una
Direzione generale sanitaria.
Possiamo dire che questa esperienza anticipò il concetto
di diritto alla salute, che troverà riconoscimento
nellAlto Commissariato per ligiene e la sanità
nel 1945, nella Costituzione repubblicana del 1948 e nelle riforme
sanitarie successive, fino alla nascita del Servizio Sanitario
Nazionale nel 1978, voluto dalla ministra e partigiana Tina Anselmi.
Dagli anni 90 in poi, questo modello conosce un progressivo
declino che sfocia nellattuale drammatica crisi della sanità
pubblica a favore della sanità privata basata su logiche
di profitto. Le reti solidali contemporanee indipendenti e non
governative che operano nel Mondo nei teatri di guerra o in zone
di assoluta povertà, traggono una profonda ispirazione
morale, ideale e valoriale dall'esperienza della Resistenza partigiana
e civile. Questo legame non si esprime in una continuità
di tipo militare, bensì attraverso precisi pilastri etici,
sociali e costituzionali. Operano laddove le Organizzazioni delle
Nazioni Unite, ora in profondissima crisi, risultano impotenti
a causa di drastici tagli ai finanziamenti e a blocchi di carattere
politico.
Nel
maggio del 1944, a Udine, venne costituito il Comitato di
assistenza civile, nato dallaccordo tra le associazioni
cattoliche e il Soccorso Rosso del PCI. Al suo interno operava
la Sezione feriti, ammalati e rifugiati, affidata a don
Albino Perosa, Alboino, e a don Giorgio Vale, Willy,
con lappoggio clandestino dei giovani cappellani del Tempio
Ossario.
A poca distanza da noi, in uno stabile oggi fatiscente e in rovina,
sorse lospedaletto da campo della Divisione Garibaldi-Natisone,
durante lesistenza della Zona Libera del Friuli Orientale.
In questo ospedaletto di Gradischiutta operarono due medici importanti.
Il primo fu il dottor Saverio Perrini, nato a Putignano
e ufficiale sanitario allOspedale militare di Udine. Partigiano
della prima ora in Benecia e sul Collio, divenne medico della
156ª Brigata garibaldina Bruno Buozzi. Morì
nel 1945, in Slovenia, nella Selva di Tarnova.
Laltro fu il dottor Felice Camillo Davilla, Stalin.
Nato a Correggio nel 1900, dopo l8 settembre si presentò
al comando della Divisione Garibaldi, a Stremiz, offrendo la
propria opera di medico. Fu lui a organizzare lospedaletto
di Gradischiutta.
Lo chiamiamo ospedaletto, ma arrivò a ospitare
trenta-quaranta posti letto, tra il fabbricato e le tende allestite
allesterno.
Vi si curavano soprattutto partigiani ammalati o feriti. Gli
ospedali civili di Udine e Cividale, continuavano ad essere operativi
e ad assistere la popolazione e, grazie alla collaborazione di
medici vicini alla Resistenza, accoglievano clandestinamente
anche partigiani affetti da patologie gravi.
A Cividale operavano i dottori Gino Pitoni e Oliviero
Fabris; a Udine, il dottor Gino Pieri, Quidam.
A Cividale prestava servizio anche il dottor Leo Levi, Galeno,
ufficiale sanitario del Comune. Ebreo, seppure non praticante,
dovette infine rifugiarsi nelle formazioni partigiane per sfuggire
alle persecuzioni naziste. Divenne responsabile dellintero
servizio sanitario della Divisione Garibaldi-Natisone.
Accanto a lui ricordiamo il dottor Lino Argenton, Stutz,
comandante e commissario di Brigata, e il dottor Giuseppe
Gargano, Boris, anchegli comandante della Garibaldi
e, dopo la Liberazione, primario chirurgo cardiologo.
Vi furono poi lo studente Amerigo Codutti, che, ancora non
laureato, operava ovunque fosse necessario nella zona montana,
e il medico condotto di Faedis, Alfonso Pelizzo, deportato
in Germania.
Durante il rastrellamento del 27, 28 e 29 settembre 1944, Davilla
rimase nellospedale accanto ai feriti più gravi
e intrasportabili.
Per tenere lontani i nazifascisti, sul ponticello dingresso
venne esposto un cartello con la scritta Typhus Gefahr"
(Pericolo tifo). Lespediente funzionò per qualche
tempo.
Quando però i nazifascisti arrivarono, Davilla fu arrestato
nonostante il camice bianco e la fascia della Croce Rossa al
braccio. Venne malmenato, rinchiuso nelle carceri di Udine e
poi deportato nei campi di Flossenbürg e Dachau. Rientrò
nel 1945, dopo la Liberazione, e riprese la propria attività
professionale.
A Forame, sede del Comando unificato Garibaldi-Osoppo, operava
unaltra struttura sanitaria, organizzata dalla marchesa Lucilla
Massone Muratti, Giustina, e gestita dai dottori Nicolò
Sidoti e dal figlio Sergio. Vi prestarono servizio
anche i medici Erminio Rocco e Franco Celledoni,
Atteone, che è tra le vittime di Porzûs.
Accanto alle armi e ai combattimenti ci fu dunque unaltra
Resistenza: quella dei medici, delle infermiere e delle popolazioni
che curarono, nascosero e protessero i feriti: una Resistenza
caratterizzata non dalluso delle armi ma dalla cura e dalla
solidarietà.
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Costapiana - Faedis
(UD), 26 settembre 2026 |
Luciano
Marcolini Provenza |
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