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ANPI
Cividale del Friuli

commemorazione di Anselmo Calderini
Flormi - Pulfero - 10 ottobre 26

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Quando ricordiamo la nascita della Resistenza armata nelle nostre zone e doveroso fare delle premesse, puntualizzazioni che riguardano alcuni aspetti peculiari:
- La localizzazione geografica oltre che per le condizioni fisiche del territorio e caratterizzata dalla presenza di popolazioni con lingue e culture diverse presenti da secoli e dialoganti che pero a partire dalla meta dell'800, a causa del crescente movimento nazionalista diventano conflittuali. Tra pochi giorni saranno 160 anni dal Plebiscito che decretava l'annessione al Regno d'Italia della Benecija e che nei fatti separava la locale popolazione dal territorio etnicamente sloveno.
- La nascita del nazionalismo determino pero anche l'faffermarsi dell'idea internazionalista promossa principalmente dai movimenti socialcomunisti.
Nel contempo la nascita del Fascismo decreto la nascita del movimento antifascista che coinvolse oltre le idee socialiste anche parte del mondo cattolico.
In particolare pero i comunisti esprimono con maggior forza la loro vocazione internazionalista e antifascista, e sono in grado di rappresentare le istanze delle minoranze nazionali oppresse. E' del 1934 una dichiarazione congiunta dei partiti comunisti, italiano, jugoslavo e austriaco nella quale si sancisce, senza riserve, il diritto alla autodecisione del popolo sloveno.
L'aggressione nazifascista al Regno di Jugoslavia contribuisce fortemente a rinvigorire le aspirazioni nazionali nei territori occupati militarmente dalle forze dell'Asse.
Si realizzano così le condizioni, nel 1941, per lo sviluppo della Resistenza armata nei territori jugoslavi e la costituzione nel giugno a Lubiana della Osvobodilna Fronta, organizzazione per capirci, simile a quelli che saranno nel 1943 i CLN in Italia e che rivendica anche la Benecija come territorio sloveno.
La penetrazione nella zona della Benecija del movimento resistenziale sloveno e pero ostacolata da alcuni fattori, in primo luogo il forte legame della popolazione con la religione che una meritoria rete di preti sostiene nelle sue istanze nazionali anche contro le direttive della Chiesa romana legata al Fascismo dal Concordato tra Stato e Chiesa e, inoltre, dai lunghi anni di propaganda filo italiana e anticomunista che sottrae ulteriore consenso all'azione dell'fO.F.
Bisognerà aspettare il crollo politico e militare dell'Italia prima che sorgano, in maniera organica, formazioni armate slovene direttamente dal territorio della Benecija. D'altra parte e quello che accade anche alla Resistenza nel resto d'Italia: Lo sviluppo della lotta armata avviene dopo la capitolazione dell'8 settembre 1943. Bisogna dire che pero in zona esistevano già dal 1941 infiltrazioni partigiane dell'O.F. e formazioni composte da sloveni della Benecija e italiani, presenti questi ultimi, dalla primavera del 1943.
Vi e quindi una complessità e una particolarità in questo territorio che non riguarda solo la nascita, per primi, nel territorio nazionale della Resistenza armata. Complessità accentuata dal fatto che, oltre alle canoniche definizioni della Lotta di Liberazione e cioè guerra civile, guerra di classe e guerra patriottica queste assumono una ulteriore valenza se declinate secondo il sentimento nazionale di appartenenza.
E' pero sbagliato, secondo me, considerare i due movimenti resistenziali come contrapposti tot count mentre vanno invece considerati come collaboranti, almeno in questa fase storica, anche se risultano fortemente distinti.
Ma veniamo ora ai fatti del settembre-ottobre 1943. Il crollo del regime fascista, prima, la firma dell'armistizio e la fuga del Governo poi, lasciano il Paese e l'esercito allo sbando determinando l'implosione delle Istituzioni e lasciando gran parte del territorio nazionale in balia dell'occupante tedesco.
Nel caso dei nostri territori l'occupazione nazifascista si manifesta anche con la perdita della sovranità nazionale nella regione friulana, nella Venezia Giulia, in Istria e nella Provincia di Lubiana che vengono di fatto annesse alla Germania.
L'occupazione non sarà però indolore per i nazifascisti: si resiste al confine di Tarvisio, nei punti di contatto con il Reich germanico e soprattutto a Gorizia dove si realizza una vera e propria battaglia durata giorni tra le truppe tedesche a cui si contrappongono militari e partigiani italiani insieme a partigiani sloveni. Nella zona di Caporetto, si concretizza un'ampia zona libera, una Repubblica partigiana, che durerà fino ai primi di novembre del 1943, bloccando importanti vie di comunicazione e che rappresenterà una vera e propria spina nel fianco per i nazifascisti.
Uno dei punti in quest'area più bersagliati dai tedeschi, considerando che un forte contingente tedesco aveva già occupato Cividale, e la località di Ponte San Quirino. Le agguerrite Cete della Benecija, anche se precariamente armate, controllano l'imbocco delle Valli del Natisone dove furono distrutti i ponti sull'Alberone e sul Natisone. Quando, dopo infruttuosi tentativi, le formazioni germaniche riusciranno a penetrare nelle Valli avverranno gli scontri che oggi ricordiamo e che vedranno la morte di Mario Jurman di Costne e lo stesso giorno, il 6 ottobre 1943, gli scontri sulla direttrice Spignon, Pegliano, S. Giovanni d'Antro dove invece cade il cividalese Anselmo Calderini.
Calderini e il primo Partigiano cividalese caduto ed e formalmente il primo Partigiano appartenente a una Brigata Garibaldi a cadere. Nelle battaglie in varie località e a Gorizia in particolare erano già morti numerosi Partigiani sloveni e italiani della Brigata Proletaria e in altre località della Benecija
almeno tre componenti del "Distaccamento Garibaldi" formatosi qui nel marzo del 1943 e sotto la dipendenza del Comando sloveno.
Calderini comanda un plotone di Partigiani in perlustrazione che intercetta, sopra Pegliano, delle formazioni tedesche. Lo scontro e inevitabile e violento, Anselmo Calderini "Ivan", cade colpito a morte mentre aziona una mitragliatrice. Viene provvisoriamente sepolto dai compagni nei pressi dei ruderi dell'antica chiesa di San Nicolò a Pegliano.
Anche in questa occasione i tedeschi dovranno ritirarsi incalzati dai Partigiani.
Successivamente e solo con l'apporto di consistenti rinforzi riusciranno, nel novembre del 1943, a porre fine alla Repubblica di Caporetto, prima zona libera all'interno dell'allora confine del Regno d'Italia.
Il percorso per arrivare alla Liberazione nel maggio del 1945 sarà ancora lungo e costellato d'indicibili sofferenze per le popolazioni, per i Partigiani e le loro famiglie, per i numerosi deportati nei campi di prigionia siano essi civili o militari, per le esecuzioni sommarie.
Una terra ancora sofferente per le distruzioni del primo conflitto mondiale, per la miseria endemica, dovrà ancora sopportare a lungo la dittatura fascista e nazista, le distruzioni di paesi e beni materiali e poi i drammi, legati alla ridefinizione dei confini, di un Paese aggressore e sconfitto. Gli anni del dopoguerra saranno qui caratterizzati dal capillare controllo di organizzazioni
clandestine, dichiaratamente antidemocratiche e fuori dall'ambito costituzionale, dall'emigrazione e dallo spopolamento delle contrade abitate da più di un millennio.
Molti Partigiani che tanto hanno contribuito alla Democrazia nel nostro Paese, nel dopoguerra, subiranno lunghi e ingiusti processi mentre noti criminali fascisti, rimarranno liberi cittadini senza pagare mai per i loro misfatti.
Inoltre, il prezzo da pagare da queste terre diventate di frontiera per avere uno Stato confinante che si richiamava all'ideologia socialista, fu la pesantissima militarizzazione del territorio, il costante controllo di polizia, quindi la marginalizzazione economica e sociale e la continuità nel penalizzare, nella loro lingua e cultura, le popolazioni slovene che hanno trovato solo da pochi anni riconoscimento e tutela. E' di solo pochi anni fa lo smantellamento delle strutture militari, un processo che sembrava irreversibile e che ora rischia di invertirsi.
Si affacciano sulla scena politica, quelle forze che mal hanno digerito il percorso, pur non privo d'ostacoli, della Democrazia e della Pace, purtroppo questo avviene anche attraverso la volontà popolare espressa con il voto di delega sia nel nostro Paese sia in altri Paesi dell'U.E.
La Democrazia funziona se c'e partecipazione e controllo da parte dei cittadini e degli Organi indipendenti. Sembrerebbe che la lezione e la strada che ci hanno indicato con il loro sacrificio, i Partigiani e gli antifascisti sia smarrita abbia perso di significato. All'orizzonte infatti si delinea la possibilità della guerra, di nuove tragedie per l'umanità, si rafforzano le diseguaglianze e l'unica regola che prevale e quella del più forte e del più ricco: tutte logiche che i nostri Partigiani rifiutavano! Si ripropongono i confini, i controlli ai confini, che anche nella loro versione attuale edulcorata, segnalano a tutti noi che c'e un Limes, che qui siamo noi e la ci sono loro! I soliti barbari che pretendiamo di sconfiggere da almeno 2000 anni e che invece abbiamo tutti nel nostro DNA frutto delle guerre si, ma anche degli scambi, dei rapporti sentimentali, delle reciproche migrazioni.
Il nostro dovere come antifascisti, come aderenti all'ANPI, e quello di onorare la memoria della Resistenza operando affinché le forze reazionarie siano sconfitte nuovamente prima di portare l'umanità all'olocausto. Dobbiamo renderci conto che la Costituzione finche e in vigore ci tutela ma anche che questa non e inossidabile. Stanno togliendo, in questo aiutati in maniera trasversale, mattone dopo mattone le fondamenta dell'edificio costituzionale che rischia perciò d'implodere rovinosamente e improvvisamente dopo gli squassi ricevuti dalla fine della Prima Repubblica. Per chi si dichiara antifascista non e più il tempo dei giochetti ma di dire chiaramente da che parte si sta e dove si vuole andare, e tempo di ricostruire rapporti con le organizzazioni antifasciste internazionali.
In conclusione e per stemperare un po' il discorso domani alle ore 10, i compagni dell'ANPI della Benecija inaugureranno ad Azzida, il "Parco 6 ottobre 1943" dedicato agli avvenimenti che segnarono le Valli del Natisone in quella giornata. Inoltre vi voglio annunciare un'altra iniziativa, che si svolgerà in data da definirsi, e cioè un'escursione a contenuto storico-naturalistico,
che partendo da qui, da Flormi, descrive un'anello della lunghezza di circa 7 km per un dislivello di circa 500 metri. Questo itinerario raggiunge i ruderi dell'antica chiesa di San Nicolò, quindi la cima del Monte Craguenza. Il rientro a Flormi avviene scendendo lungo il sentiero nel bosco a nord-est della cima del Craguenza incrociando le grotte che fungevano da rifugio per i Partigiani e la popolazione locale. Il sentiero in stato di abbandono e stato ripulito e lo vorremmo dedicare ai Partigiani. L'escursione contiamo di farla in collaborazione con l'ANPI della Benecija.

Flormi - Pulfero - 10 ottobre 2026

Luciano Marcolini Provenza

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