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Martedì
25 marzo è stato presentato a Cividale, a cura della Società
Operaia e della sezione di Cividale dell'ANPI, il libro di Giorgio
Boatti "Inganno di Stato - intrighi e tradimenti della
polizia politica tra fascismo e repubblica", edito da
Einaudi.
Un incontro interessante in cui l'autore ha parlato dei servizi
segreti e della loro azione svolta lungo tutto il corso del '900.
Così come un direttore d'orchestra legge e interpreta
gli spartiti e coordina gli orchestrali nell'esecuzione di un
brano musicale, così molti esponenti dei servizi segreti
italiani nel '900 hanno mosso varie pedine all'interno delle
organizzazioni che controllavano, inserendo in esse agenti provocatori,
delatori e spie.
Molte le storie raccontate dal Giorgio Boatti e sicuramente emblematica
è quella del friulano Carlo Del Re (Codroipo 1901 - Roma
1978) che, arrivato a Milano nella seconda metà degli
anni '20, entra nei circoli della borghesia cittadina, si accosta
al movimento "Giustizia e Libertà" (indicato
in seguito con GL) e ottiene la fiducia dei massoni milanesi.
Del Re conduce una vita molto dispendiosa, superiore alle sue
possibilità economiche, e questo lo porta a spendere 125
mila lire (600 volte lo stipendio medio di un operaio) ricevute
in custodia, in qualità di conservatore giudiziario, dal
Tribunale di Milano.
Si mette d'accordo con la polizia politica (OVRA) per consegnare
i i vertici di GL in cambio di 126 mila lire con cui ripianare
l'ammanco.
Del Re, Ernesto
Rossi e il giovane chimico Umberto Cesa, la sera del 23 ottobre
1930, si ritrovano in un alloggio a Bergamo per fabbricare delle
bombe incendiarie da utilizzare, la sera precedente la celebrazione
dell'anniversario della Marcia sui Roma, contro alcune Intendenze
di Finanza di varie città italiane.
Il Cesa non è esperto di materiali esplosivi né
di prodotti incendiari e le bombe da lui realizzate si rivelano
instabili e pericolose. Nonostante le pressioni di Del Re, che
insiste affinché siano utilizzate come stabilito, le bombe,
dopo lunga discussione, sono gettate nel fiume Brembo.
Il capo della Polizia fascista decide di intervenire prontamente
con una grande retata che porta all'arresto di 24 aderenti a
GL, fra cui Ernesto Rossi (uno degli autori del Manifesto di
Ventotene) e Riccardo Bauer.
Del Re continua la sua opera di agente in Svizzera e a Parigi,
ove ormai viene considerato un traditore. Rientra in Italia e,
per paura di ritorsioni, fugge in Argentina assieme alla moglie.
Tornato in Italia nel corso della II Guerra Mondiale, riprende
il suo ruolo di informatore nella Repubblica Sociale Italiana
al soldo delle SS. Finita la guerra il Del Re sarà al
centro di numerose vicende giudiziarie e, sostanzialmente impunito,
morirà all'età di 77 anni.
Fra gli eventi richiamati da Giorgio Boatti nel corso dell'incontro,
la sconcertante analogia fra due sanguinosi attentati avvenuti
a Milano: uno il giorno 12 aprile 1928 alla Fiera Campionaria,
l'altro il 12 dicembre 1969 in piazza Fontana, all'interno della
sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura.
Il primo attentato avviene nel giorno dell'inaugurazione della
IX edizione della Fiera Campionaria e ha come bersaglio Vittorio
Emanuele III.
Una bomba collocata nel basamento in ghisa di un lampione esplode
provocando 14 morti e 40 feriti (di questi, 6 moriranno nei giorni
successivi). Il re non fu coinvolto nell'esplosione per un "fortuito"
ritardo nel cerimoniale.
Le indagini vengono svolte da una squadra di investigatori arrivati
da Roma che seguono più piste (anche quella "rossa")
senza però riuscire a individuare i responsabili. Probabilmente
un attentato di matrice fascista attribuibile a circoli vicini
a Farinacci.
Carmelo Camilleri (cugino del padre dello scrittore Andrea Camilleri,
l'autore del "Commissario Montalbano"), vice questore
arrivato a Milano da pochi mesi, sulla base di alcune soffiate
indaga nell'ambito degli ex arditi della squadra "Oberdan"
trovando elementi di prova che confermerebbero la colpevolezza
di 6 fascisti. Viene rimosso dall'incarico, condannato a 5 anni
di confino in varie località del sud Italia e poi amnistiato.
Le indagini per l'attentato del 1969 in cui muoiono 17 persone
e sono ferite 88, sono svolte da funzionari arrivati a Milano
da Roma. Anche qui le indagini seguono la pista rossa e, su indicazione
di un informatore, sono indirizzate verso il Circolo Anarchico
Ponte della Ghisolfa. Viene arrestato Pietro Valpreda, ritenuto
responsabile della strage, e durante un interrogatorio muore
in circostanze mai chiarite, Giuseppe Pinelli attivista e animatore
del circolo.
Solo in un secondo tempo si sarebbe percorsa la pista nera, anche
se il commissario Pasquale Juliano, che a Padova indaga sui neofascisti
Franco Freda e Giovanni Ventura e sul gruppo di Ordine Nuovo
in Veneto, segnala alla magistratura la loro pericolosità.
Ritrovati depositi di armi e avuto notizia dell'acquisto di timer
per attivare esplosioni, comunica alla Magistratura l'imminenza
di nuovi e gravi attentati. .
Rimosso dall'incarico e dallo stipendio, con l'accusa di aver
costruito prove false, viene trasferito a Ruvo di Puglia a fare
sostanzialmente nulla. Solo dopo 10 anni di processi arriva l'assoluzione.
L'attentato di piazza Fontana sarà ben presto definito,
a ragione, "strage di Stato" anche se ci vorrà
del tempo per capire che lo Stato non è una realtà
monolitica e che in esso ci sono strutture che agiscono spesso
in modo contrapposto.
Un incontro, quello con Giorgio Boatti, stimolante che invita
a leggere un libro che, fin dalle prime pagine, si mostra accurato
e avvincente. Proporne la lettura ci sembra doveroso.
Cividale del Friuli,
27 marzo 2025 |
la
redazione del sito |