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Cividale del Friuli

Giorno della Memoria a Cividale
la testimonianza di Edel Osser

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Domenica 26 gennaio, nel Museo Archeologico Nazionale di Cividale che custodisce un lapidario della comunità ebraica presente a Cividale dal 1300 fino al 1700, si è svolta, nell'ambito delle iniziative che si svolgono in tutta Italia nel Giorno della Memoria, una manifestazione per commemorare i deportati nei campi di sterminio nazisti.
Nelle righe seguenti proponiamo il ricordo di Zygmund Osser, ucciso dai nazisti nel vicino Collio sloveno, da parte del figlio Edek.

"Sono nato a Udine nel 1939 da padre polacco, il medico Zygmund Osser, e da Luisa Celotti, gemonese anche lei medico. Ho frequentato a Udine il liceo “Stellini” fino alla quarta ginnasio, la classe V la ho frequentata nel collegio dei salesiani di Tolmezzo, poi, a seguito del trasferimento di mia madre a Roma, ho continuato gli studi nella capitale fino alla laurea.
Mio nonno era un ingegnere ferroviario polacco che, per sfuggire alle feroci persecuzioni zariste contro gli ebrei che da anni si susseguivano in Polonia (siamo agli inizi del '900), decise di trasferirsi con la famiglia in Manciuria per lavorare a completamento della Transiberiana.
Qui, lui e i suoi familiari acquisiscono la cittadinanza cinese anche sulla base di un accordo fra Cina e Russia che stabiliva che in quel tratto della Transiberiana potevano lavorare solo cittadini dei due paesi. Il padre nel 1922, desiderando che il figlio Zygmund allora diciottenne acquisisse una formazione ingegneristica, lo manda nel 1922 a studiare al Politecnico di Milano.
Zygmund, non interessato agli studi tecnici, abbandona l'università e, per vivere, svolge molti lavori fra cui anche il traduttore dal russo all'italiano. Sua è una delle prime traduzione in Italiano (1929) del libro "Il sosia" di Dostoevskij.
Riprende gli studi a Padova dove si laurea, anche sull'onda dell'interesse per l'opera di Freud, in Medicina. A Padova incontra la futura moglie, anche lei studentessa di Medicina, e dopo le rispettive lauree, lui diviene neurologo, lei radiologa. Si sposano nel 1935 e, dopo un periodo passato a Regoledo, sul lago di Como, lavorando in una casa di cura per malattie nervose, fra il 1936 e il 1937 si spostano a Gemona, prima lei e poi lui.
Nel 1937 Zygmund ottiene la cittadinanza italiana che, a causa delle Leggi Razziali del 1938, gli viene revocata l’anno successivo. Sempre per effetto di queste leggi gli si impedisce anche di esercitare la sua professione medica.
Riesce a trovare una sistemazione al Sanatorio di Buttrio dal 1940 al settembre del 1943, ma quando il rischio di essere arrestato dai tedeschi diviene più grave, si da alla macchia e in seguito, grazie al dottor Pietro Caracci, messo in contatto con il Pci, si sposta nel Collio goriziano (Brda), dove partecipa alla Resistenza con il nome di Paolo (Pavel). Qui svolge la sua attività di medico ai servizi dei partigiani e dei civili che vivevano in quella zona
Luisa, rimasta a Buttrio, nasconde Edek (che, essendo figlio di un genitore ebreo era comunque ricercato dai nazisti) presso una famiglia di contadini nella campagna poco lontano dalla abitazione del direttore del Sanatorio, il dottor Taddei.
Nel 1944, dato il crescente pericolo, il piccolo è dapprima portato nel Collio ove vivrà con i partigiani per quattro mesi, poi affidato allo zio Lionello Ferrari a Ronchis di Faedis.
Luisa (Šaša per gli sloveni) collabora con il marito e altri partigiani trasportando medicine e materiale sanitario; quindi, quando nell’estate del 1944 il Sanatorio di Buttrio fu requisito dai nazisti, raggiunge il marito in Collio, dove predispongono un servizio sanitario e corsi per infermiere e infermieri.
In quella zona, dopo la battaglia di Peternel che aveva respinto i tedeschi dalla zona, c'era una certa tranquillità che però termina presto quando i tedeschi e i loro alleati si inoltrano nell'area controllata dai partigiani. Nel corso di una di queste operazioni, il 2 marzo del 1945, Zygmund fu ucciso da una pattuglia tedesca in prossimità di un incrocio mentre scendeva lungo la strada che da Kosbana procede verso Brezovk.Si trovava a poche decine dei metri dalla casa di una malata che doveva visitare.
Accanto al luogo dell’esecuzione, è stato eretto un cippo, ancora presente in quel luogo, per ricordare il fatto.
Nel dopoguerra la salma, scortata da partigiani jugoslavi e avvolta dalla bandiera jugoslava (che, fra alcune polemiche, fu tolta…), venne tumulata a Gemona, nella tomba di famiglia.

Cividale del Friuli, 27 gennaio 2025

la redazione del sito

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