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ANPI
Cividale del Friuli

commemorazione alle
Fosse del Natisone

Cividale del Friuli, 14 dicembre 2025

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Grazie, dopo queste parole sentite e vibranti di chi mi ha preceduto mi aspetta un compito di memoria, di tenerezza e di rabbia. Di tenerezza perché ricordare chi ha immolato la sua vita per la nostra libertà necessariamente diventa un’implicazione morale. La storia è fatta di dati, è fatta di eventi, è fatta di costruzioni, di ideali, di utopie ma è anche fatta di uomini e donne che ad un certo punto della loro vita hanno avuto la necessità di scegliere. E’ bello che oggi qui siano presenti tanti che rappresentano sé stessi, che rappresentano anche altre terre e altri luoghi i cui figli sono venuti qui a morire o a combattere per la libertà di quell’Europa che è stata evocata e quindi, Dobro jutro vsem. Dobrodošle delegacije Zveze partizanov Slovenije iz Kobariškega, Tolminškega, Bovškega in Briškega. Najlepša hvala za kape triglavke. Sreno lepo je videli triglavke.
E' opportuno ricordarlo in un momento in cui i confini ritornano e sono confini importanti anche quando la storia ne ha decretato la morte e ne ha decretato la fine. Il territorio del cividalese, il territorio delle Valli del Natisone, del Torre, è sempre stato un territorio di resistenza straordinario che poco frequentemente viene ricordato nelle scuole e da insegnante ne faccio atto di ammenda. Non è presente nei libri di testo ufficiali della Repubblica italiana e quindi è necessario continuare a ricordare quello che questo territorio ha rappresentato come modello a paradigma per il resto del Paese e per il resto dell’Europa. Mi piace ricordare che la Resistenza alla propria terra, alla libertà, alla propria lingua qui è iniziata molto prima dell’8 settembre del 1943. Coloro che abitano e vivono queste terre si ricordano quello che accadde ai cosiddetti Cedarmaci, i sacerdoti, che dopo il 1866 quando arrivò il Regno d’Italia cercarono di resistere strenuamente per salvaguardare la lingua in cui le madri insegnavano a pregare e che venne abolita. Lo dico perché il fascismo, come ebbero a dire molti intellettuali, non è una malattia che capita all’improvviso, non è un eczema o un bubbone che ad un certo punto della storia esplode e diventa pestilenziale orrendo e osceno. Il nazismo è un modo di pensare. Umberto Eco amava ricordare: non tempo tanto il nazismo in sé quanto il nazismo in, e così pure il fascismo in sé e il fascismo in me. Ogni volta che noi abbiamo un atteggiamento prevaricante di coloro che ingiustamente e falsamente consideriamo altro da noi stiamo operando un pensiero fascista. E allora è bello si ricordare che qui molte madri hanno preservato una identità che poteva essere negata. E’ bello pensare che siano state tante maestre, dal 1866 in poi fino ad arrivare ovviamente al 1945, a creare delle scuole clandestine sui territori delle valli affinché le loro bambine e i loro bambini non perdessero, attraverso una snazionalizzazione, che diede inizio a quelli che sarebbero stati poi gli eccidi, il senso di appartenenza ad una comunità. Il territorio è stato capace di antecedere la resistenza europea anche negli anni venti e negli anni trenta. Negli anni trenta i contatti tra questo territorio ed il TIGR, Trst, Istra, Gorica, Reka, furono contatti fecondi ed importanti. Negli anni trenta, ben prima che venissero varate le leggi razziali. Qualche anno dopo le leggi fascistissime del 1925, le comunità di resistenti di queste terre di queste vallate avevano istituito una rete con il mondo che da tempo stava soffrendo sotto il tallone fascista e quindi le vallate del Torre, del Natisone, ma di Kobarid, di Tolmin, di Bovec, di Idrija, già rappresentavano ben prima dell’8 settembre un tessuto connettivo fortissimo. E allora se è vero che il fascismo non è un bubbone che esplode casualmente e inopinatamente anche la Resistenza non è una fiamma che si accende all’improvviso è un tesoro che va coltivato attraverso la responsabilità, attraverso il senso di un’appartenenza ad una comunità più grande che è quella umana e che è capace di riconoscersi nei valori universali dell’essere umano. Ogni qualvolta i valori vengono calpestati, vengono vilipesi, lì nasce il pensiero resistenziale.
Dopo che l’aggressione che l’Italia diede proditoriamente al Regno di Jugoslavia nel 1941 la situazione si complica ulteriormente. Ricorderete molto bene che l’intera provincia di Lubiana venne trasformata in un campo di concentramento all’aria aperta. E’ una delle pagine più nere, più vergognose, della storia del popolo italiano. Donne, bambini, uomini, anziani, sloveni di tutta l’area della provincia di Lubiana vennero deportati a Rab, nel campo fascista di Rab, e nei nostri campi fascisti di Visco e Gonars. Altra memoria che è stata indegnamente rimossa. Dopo l’8 settembre, è stato ricordato, il territorio viene inserito nell’Adriatische Küstenland. Il Gauleiter di Klagenfurt reggeva le sorti dell’intero territorio. Così come venne istituita alla Risiera di S. Sabba e alla caserma Piave di Palmanova, s’istruirono sevizie, torture di partigiani e di dissidenti e anche Cividale ebbe il suo ruolo, fu luogo di Resistenza da una parte e di esercizio del potere dall’altro. Che è proprio il luogo nel quale ci troviamo qui oggi a ricordare chi è stato capace di dire no. In queste aule l’Hauptmann Offschany esercitò il suo arbitrio assieme alla collaborazione dei fascisti locali e immediatamente fece affiggere questo cartello che mi ripugna leggere, ma che è importante ricordare:
“Ho preso oggi il comando della zona di Cividale. Passano alle mie dipendenze per il mantenimento dell’ordine pubblico i regi carabinieri, la milizia volontaria fascista, la guardia di finanza. Chi mi obbedisce sarà protetto, chi non obbedisce sarà passato per le armi. La popolazione civile si mantenga calma per ottenere una buona collaborazione.”
Per fortuna in molti e in molte, non si mantennero calmi ne calme e questi luoghi, come è stato anticipato, divennero davvero un sacrario per la memoria e un grido per la Resistenza. Dal settembre del 1943 al maggio del 1945 furono assassinati e trucidati in troppi, l’ultimo di 22 anni fu Alvise Zorzi. Triste essere i primi e tristissimo essere anche gli ultimi. Al cjamp des verzis, ribattezzato le Fosse del Natisone, per una evocazione se volete anche di connessione con le Fosse Ardeatine, è stato detto caddero, vittima in tanti e in tante che non volevano chinare la testa. Va detto che le esecuzioni, le condanne a morte, vennero eseguite in moltissimi casi dai militi della Milizia volontaria fascista e dal Reggimento volontari friulani Tagliamento, quello che sarebbe poi stato denominato Reggimento alpini Tagliamento, una delle vergogne assolute della nostra storia, di quello che gli italiani Dobri italianci, sono stati capaci di fare. Il Reggimento alpini Tagliamento ebbe una funzione ferocissima antipartigiana, costituito su iniziativa di Ermacora Zuliani, Console della Milizia fascista locale. Era già stato utilizzato il 26 settembre nella zona di Gemona, dalla quale vengo io e siamo affratellati anche per l’uccisione dei partigiani in questo stesso giorno, e poi oltre a Gemona anche a Cividale. Nel marzo del 1944 venne dislocato, il Reggimento alpini Tagliamento, nell’alta valle dell’Isonzo a controllare tutto il territorio da Tolmin fino a Bovec compiendo atti disumani e straordinari eccidi, straordinari vuol dire ovviamente aldilà di ogni umana comprensione, alle dipendenze dei nazisti ovviamente. Questi crimini si perpetrarono per troppo tempo.
La circostanza che ci vede oggi raccolti ha un suo pregresso importante da ricordare, tra il 26 e il 30 settembre del 1944 vennero rastrellati i territori di Attimis, di Nimis e di Faedis alfine di distruggere quella che era stata la Zona Libera del Friuli orientale. Una terra d’indipendenza, di orgoglio e di fierezza paragonabile alla sorella Zona Partigiana Libera della Carnia. In entrambi questi territori le donne ebbero la possibilità di votare già nel ’44 molto prima rispetto al resto del paese, come ben sapete. Beh, la mattina del 18 dicembre del ‘44, un plotone composto da repubblichini nazisti al comando del già ricordato fascista Antonio Bressan fucilava gli otto partigiani e sono molto grato alla dottoressa Lestani per averne ricordato anche i nomi, perché i nomi non si possono dimenticare. E allora visto che li ha già ricordati lei io ricorderò i nomi dei loro genitori. Perché dietro a ciascun partigiano, dietro ciascuna partigiana, c’è stata una famiglia. E io sono profondamente convinto che le famiglie possono essere il primo luogo di trasmissione dell’ideale della Resistenza e della Libertà. La famiglie è il luogo in cui si cresce, il luogo in cui si evocano i valori… e allora se noi non abbiamo conoscenza dei genitori di Terpin Stojan sappiamo che Bostiancic Rudolf era figlio di Antonio e di Princic Amalia, non abbiamo contezza dei genitori di Marinic Anton ma di Pahor Franc nemmeno. Impalà Giacomo non abbiamo contezza dei genitori ma di Faidutti Aldo sappiamo che era figlio di Angelo e di Fulgo Genoveffa, Puntin Lodovico era figlio di Rodolfo e di Paulin Cristina, Rocchetto Severino era figlio di Angelo e di Dini Luigia. Mi piace ricordare anche quello che facevano questi partigiani: Bostiancic Rudolf, celibe era un manovale, Marinic Anton era un operaio, Pahor Franc era un operaio, sappiamo che Faidutti Angelo era un contadino, Puntin Lodovico era un contadino, Rocchetto Severino era un bracciante. Erano persone comuni, erano persone come noi, che ad un certo momento della loro esistenza hanno preferito sacrificare la loro vita perché noi oggi potessimo godere delle nostre libertà. Luigi Raimondi Cominesi che voglio ricordare qui come professore, come studioso, come soldato badogliano e unito alle forze della resistenza scrisse una poesia dedicata al campo sportivo dove i fucilati diedero la loro vita e la poesia è la seguente:

Dove ora veniamo a parlare
delle giovani vite perdute
passava sui fucilati, ridendo
sparando loro alla testa
un tenentino, un bravo ufficiale
della nera repubblica sociale.
– Ma come che ‘e s’ciopa ben
ste suche de i banditi taliani –
diceva ridendo, ridendo sparava.
Il Campo Sportivo di Cividale
era vuoto a quell’ora, in dicembre.
I colpi
scatenavano cornacchie maldicenti.
Ancora piangiamo lacrime scure.
Come di sangue.
Ssiiilenzio…

Questo scriveva Luigi Raimondi Cominesi.
La città di Cividale ha pagato con 73 caduti per la Libertà, 105 ricordati fucilati dai nazifascisti, gli otto partigiani i partigiani fucilati al campo sportivo appunto, 119 cividalesi deportati nei campi di sterminio nazisti, 80 cividalesi schedati nel Casellario Politico Centrale dello Stato. La cosa strana è che in questo nostro paese la memoria è una memoria corta, una memoria rattrappita, poi immaginate e pensate che addirittura ci fu una rivista di tiratura nazionale che ebbe l’ardire, qualche anno fa, di definire i martiri delle Fosse del Natisone o del cjamp des verzis come vittime delle fojbe slavo-comuniste!
Il nostro paese sta perdendo il senso della memoria il rischio è che coloro che sono morti per questa identità, non solo scivolino nella parte oscura della nostra memoria, ma vengano addirittura demistificati e le loro azioni vengano confuse, non tramandate. Chiedo spesso ai miei studenti, alle mie studentesse, perché è necessario celebrare giornate di questo tipo. Sono giornate tristi per la morte ma di straordinario valore etico e civile per quello che quella morte ha rappresentato e la risposta che cerchiamo di darci assieme, assieme a quei ragazzi che hanno quell’età che spesso era un età che contraddistingueva e che contrassegnava coloro che morivano e la risposta che ci diamo è: noi li ricordiamo per l’Italia di oggi, che è un’Italia che corre grossi pericoli, è un’Italia in cui i valori della resistenza e dell’antifascismo stanno passando in secondo ordine. Ci sono partiti che nella loro bandiera hanno ancora la fiamma che brilla sulla tomba di Benito Mussolini. Ci sono città non lontane da qui, come Gorizia, che ancora hanno Benito Mussolini come cittadino onorario, e poi celebrano l’abbattimento dei confini. Per questo io dico qui oggi il mio ricordo è un ricordo intriso di tenerezza ma anche di rabbia perché non posso non nutrire una rabbia profonda per quello che oggi il mio paese sta vivendo, per il tradimento, sostanziale, consecutivo, proditorio, di tutti gli articoli fondamentali della nostra Costituzione. Leggeteli! Uno per uno, associateli ai partigiani morti a quelli che volete e vi renderete conto che ciascuno di quegli articoli fondamentali è negletto e disatteso. A partire dall’articolo 11 “l’Italia ripudia la guerra come risoluzione delle contese internazionali”, il nostro Paese è il più grande paese esportatore di armi ai paesi definiti canaglia contro i quali l’Europa chiede di essere riarmata. Questo significa ricordare con rabbia in onore di quelli che sono morti non possiamo non ricordare con rabbia. Cosa significa essere fascisti oggi? E’ comoda scusa ricordare i caduti del 1944 se non nasce un impegno civile per il 2025, comoda scusa, diventa quasi un alibi per dire noi non siamo come loro… ma ne siamo proprio sicuri? Rubare le scarpe e le coperte ai migranti della via balcanica a Trieste è o non è fascismo? Secondo me è fascismo, perché contraddice una Costituzione antifascista che, unica al mondo, è capace di dire e di gridare ovunque ci sia nel globo anche una sola persona, che non gode dei diritti sanciti dalla Costituzione, quella persona è difesa dalla Costituzione. La Costituzione che è stata scritta anche con il sangue delle 105 persone gettate nelle fosse qui accanto e degli 8 partigiani che oggi commemoriamo. E allora per loro più che mai è necessario essere Partigiani.

Hvala, Smrt fašizmu svoboda narodu.

Cividale del Friuli, 14 dicembre 2025

 Angelo Floramo

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