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ANPI
Cividale del Friuli

alcune tappe nella memoria della
Zona Libera del Friuli Orientale - 1

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Il 28 settembre u.s., l’ANPI ha realizzato, di concerto con le Amministrazioni comunali di Attimis e Faedis, l’APO ed altre associazioni del territorio, un percorso della memoria sui luoghi della Zona Libera del Friuli orientale, in occasione degli ottant’anni da quegli eventi.
Volontà di conoscere, far conoscere, raccontare, senza reticenze e con intento non inutilmente divisivo i fatti della Resistenza: questo lo spirito che ci ha animato. Abbiamo quindi portato il nostro contributo, il patrimonio di memorie che è dell’ANPI in quattro delle otto tappe del
percorso:
1) Forame di Attimis, dove aveva sede il Comando unificato Garibaldi-Osoppo;
2) Costapiana e Gradischiutta. A Costapiana è stato ricordato il giovane Partigiano Bruno Fracaros “Natale” di Terzo di Aquileia qui caduto nel corso dell’offensiva nazifascista di fine dicembre 1944. Gradischiutta di Faedis era la sede dell’ospedale divisionale partigiano;
3) Canal di Grivò, frazione di Faedis situata a circa un chilometro dalla frazione di Stremiz già sede del Comando della Garibaldi e della Missione britannica fu il paese dove operò come cappellano don Erino D’Agostini “Unio”.
4) Costalunga. In una casa dell’amena frazione furono arsi vivi 13 inermi partigiani rimasti ignoti;
Vi inoltriamo gli interventi integrali sulle località elencate.

Comando Divisionale Garibaldi-Osoppo (Forame)
Il Comando Unificato Garibaldi Osoppo aveva sede nell’edificio della scuola elementare che è stato abbattuto in seguito al terremoto del 1976. Nei primi giorni di settembre del 1944 si trasferisce qui da Stremiz anche la Missione britannica.
Rispetto al periodo di cui parliamo, oggi, la situazione è, fortunatamente, molto cambiata:
non siamo sotto una dittatura, non siamo in guerra anche se avvertiamo e temiamo che queste due sciagure possano abbatersi nuovamente su di noi. Anche le condizioni di vita sono radicalmente cambiate ed è anche cambiato in maniera considerevole il territorio e il paesaggio.
Resta però la memoria di quei tempi e di quegli avvenimenti grazie alle testimonianze, scritte ed orali, alle lapidi e monumenti che testimoniano i nomi, i fatti e i luoghi, grazie alla lungimirante idea di costituire gli Istituti storici della Resistenza che custodiscono un’importante fonte di documenti, di pubblicazioni e agli studiosi che alimentano e contestualizzano la conoscenza di questi eventi.
Nell’estate del 1944 nascono e si sviluppano nell’Italia del nord le Zone Libere: territori di varia estensione e popolazione completamente liberati dalle formazioni partigiane della presenza nemica.
Fu una pausa di durata relativamente breve dalla dittatura nazifascista ma che rappresenta il sorgere, in forma embrionale e con caratteristiche diverse, delle forme partecipative che saranno l’ossatura della nostra Costituzione e della Repubblica Italiana.
In ogni luogo i Comitati di Liberazione promuovono l’elezione di Giunte e Sindaci e la formazione di Delegazioni civili, fino a promuovere vere e proprie Giunte di Governo con potere legislativo come avvenuto nella Zona Libera della Carnia e dell’alto Friuli.
Forza militare dunque espressa dalle formazioni partigiane, ma anche maturità democratica delle stesse demandando ai CLN e alla popolazione l’amministrazione civile dei territori liberati.
Nell’estate del 1944 sul fronte orientale, vinta la sanguinosa battaglia di Stalingrado l’Armata Rossa avanza rapidamente e raggiunge a nord i territori della Prussia orientale mentre a sud avviene il ricongiungimento con l’Esercito di Liberazione jugoslavo; in ottobre, con la partecipazione anche di formazioni partigiane italiane, viene liberata la città di Belgrado.
Sul fronte occidentale, lo sbarco alleato sulle spiagge della Normandia, sia apre un nuovo fronte nel continente, a fine agosto Parigi è liberata.
Sul fronte italiano, dopo la liberazione di Roma del giugno 1944, gli eserciti angloamericani con l’apporto del neo costituito, nel marzo del 1944, Corpo di Liberazione italiano vengono bloccati sulla linea Gotica, ultimo baluardo a difesa della pianura Padana e del nord Italia.
Nella felice aspettativa della imminente offensiva che libererà l’Italia dalle forze nazifasciste, Radio Londra diffonde con insistenza al movimento partigiano le direttive atte a favorire il colpo decisivo ai nazifascisti.
A tale scopo s’intensificano i lanci di armi ed equipaggiamento, si favorisce l’unificazione dei Comandi partigiani al fine di rendere più efficace l’azione militare partigiana.
In quest’ottica si diffonde, tra la popolazione e soprattutto tre i combattenti partigiani, entusiasmo ed ottimismo in attesa della imminente liberazione.
L’esercito partigiano in Italia, nel suo complesso, vantava in quel periodo tanti volontari in armi quanti ne poteva contare, con i suoi forzosi arruolamenti e le minacce di morte, la Repubblica fascista di Salò.
E’ in questa precisa finestra storica che sorgono in tutto il nord Italia territori liberati dalle formazioni partigiane, lungo tutto l’arco alpino dalla Liguria al Friuli, una delle quali s’instaura addirittura sull’appennino emiliano alle spalle della Linea Gotica.
La realizzazione della Zona Libera del Friuli orientale viene decisa dal Comando della Brigata garibaldina già operante sul Collio. Formata dai quattro Battaglioni, scherzosamente chiamati dai Partigiani, “Battaglioni M” (Manara. Manin, Mameli, Mazzini). Il territorio da occupare e liberare viene individuato in quello compreso tra i fiumi Natisone e Torre.
Perché il comando Brigata Garibaldi aveva deciso di costituire questa zona libera partendo dal Collio per arrivare qui?
La popolazione di queste vallate era condannata a una vita dura, era difficile su questi monti sopravvivere, l’economia era di pura sussistenza in un territorio ostile dove non erano disponibili campi agricoli per le coltivazioni, le famiglie vivevano grazie agli orti, all’allevamento di animali da cortile, di bovini grazie ai quali si ottenevano i pochi prodotti per la vendita o il baratto (legname, prodotti ortofrutticoli e formaggio).
Se guardiamo all’attualità, le condizioni di vita sono senz’altro migliorate ma tutta l’area soffre di un progressivo e, senza adeguate politiche, inesorabile spopolamento che ha portato nel dopoguerra, nei sei comuni interessati dalla Zona Libera del Friuli orientale al dimezzamento della popolazione residente.
La scelta dei Partigiani non è quindi da mettere in relazione con particolari benefici dal punto di vista logistico, ma con alcune precise motivazioni di carattere militare:
1) – la necessità di favorire il collegamento con le formazioni partigiane operanti in Carnia;
2) – portare l’insidia nei collegamenti logistici delle formazioni nazifasciste con sabotaggio delle vie di comunicazione stradali nelle direttrici Austria-Slovenia-Balcani-pianura e rendere precario il collegamento ferroviario della Pontebbana di importanza fondamentale per rifornimenti di armi, munizioni e viveri.
Nei mesi di luglio e agosto 1944, v’è un grande afflusso di giovani volontari nelle file partigiane tant’è che viene formata una seconda Brigata garibaldina che si disloca sulle alture di Nimis affiancando la Brigata Osoppo gravitante su Attimis.
Gli alleati, in questa fase della campagna d’Italia, davano grande importanza alla Lotta Partigiana per l’apporto che questa forniva in termini militari ed infatti aiutarono le formazioni con il lancio di equipaggiamenti, viveri e armi e anche con la presenza fisica presso i Comandi partigiani di “Missioni alleate”.
Sotto la supervisione degli ufficiali della Missione inglese ponti e strade vengono minati, si costruiscono posti di blocco in muratura, si istruiscono i Partigiani all’uso di esplosivi.
Si formano reparti speciali come il Battaglione Scuola, la Compagnia Mortai da 81 e i Guastatori.
Si costituiscono servizi d’intendenza, di sanità, di polizia, l’autoparco e la sartoria, nella quale le ragazze di Faedis e di Canal di Grivò confezionano l’abbigliamento per i Partigiani.
A metà del mese di agosto si realizza finalmente il Comando unificato Garibaldi-Osoppo con l’essenziale apporto della Missione britannica. Comandante della Divisione unificata è Mario Fantini “Sasso” vice comandante, parigrado, Francesco De Gregori “Bolla”, Capo di Stato
Maggiore Ferdinando Mautino “Carlino” e Commissari Giovanni Padoan “Vanni” e Alfredo Berzanti “Paolo”.
Qui sta la grande lezione della Zona Libera del Friuli Orientale, nella propria efficienza operativa contro il nemico e nella capacità di realizzare, purtroppo per breve tempo, l'unità delle formazioni partigiane riunite sotto un unico Comando: i partigiani italiani dell'Osoppo e della Garibaldi e quelli del Battaglione sloveno, una lezione che in qualche modo anticipa gli ideali fondanti e che ora rischiano di essere disattesi della Comunità europea.
Si effettua l’eliminazione del forte Presidio di Povoletto, di quello tedesco di Vedronza e si decide l’occupazione di Nimis. Battaglia questa che impegna, per una decina di giorni, le formazioni dei Battaglioni Verucchi, Tarcento e Manin (comandati da Gino Lizzero “Ettore”) con il sostegno della compagnia mortai e del Battaglione Guastatori della Osoppo (comandato da Umberto Michelotti “Berto”).
La massima estensione della Zona Libera consente alle pattuglie partigiane di lambire gli abitati di Cividale e di Udine.
La Zona Libera del Friuli Orientale era delimitata a est dal fiume Natisone, ad ovest dal torrente Torre, comprendeva una zona ampia di Comuni, quattro dei quali in pianura, due in montagna, Taipana e Lusevera, mentre altri Comuni venivamo interessati parzialmente.
La popolazione coinvolta si può valutare grosso modo in poco più di 20.000 abitanti.
A Forame si trovava il Comando unificato divisionale, mentre in molte altre località s’instaurarono i vari e numerosi Battaglioni. A Platischis sotto il comando divisionale era di stanza il Battaglione sloveno. A Stremiz invece si trovava il Comando della “Garibaldi” e nello stesso paesino si insediò la Missione britannica.

Ospedaletto divisionale da campo di Gradischiutta.
Nella lapide accanto alla chiesetta di Sant'fElena a Costapiana è ricordato il giovane Partigiano di 19 anni, Bruno Fracaros "Natale" di Terzo di Aquileia, ferito in combattimento mentre copriva il ripiegamento della sua squadra e morto per le ferite riportate nell'ospedale divisionale di Gradischiutta.
Nel periodo resistenziale la questione sanitaria, come quella dell'approvvigionamento alimentare e di equipaggiamento era un problema di primaria importanza al pari dei gravi rischi rappresentati dalla lotta armata.
Soprattutto agli inizi della Resistenza ci si affidava, per le ferite di lieve entità, a qualcuno, che per ragioni militari o per la professione civile svolta, aveva qualche rudimento in materia di pronto soccorso. I materiali sanitari e le medicine provenivano dai magazzini militari e nei casi di necessità d'intervento di un medico, vi si provvedeva grazie alla rete comunale dei medici condotti che, a quanto ci viene testimoniato, vuoi per adesione convinta vuoi perché comunque gli individui che chiedevano il loro intervento erano pur sempre individui armati, non si rifiutarono mai di prestare il loro contributo professionale. Va inoltre ricordata la fondamentale solidarietà delle popolazioni che in molte occasioni, a fronte di enormi rischi personali, non mancarono di rendere disponibili le proprie case e la propria assistenza agli ammalati e ai feriti.
Nel maggio del 1944 avviene un importante fatto: la costituzione a Udine del "Comitato di assistenza civile", frutto dell'accordo tra le associazioni cattoliche e il soccorso rosso del PCI.
All'interno di questo comitato v'era la sezione feriti, ammalati e rifugiati che fu affidata a don Albino Perosa "Alboino" e a don Giorgio Vale "Willy" che, come succursale cospirativa, si appoggiavano ai giovani cappellani del Tempio Ossario di Udine.
Qui, a poca distanza da noi, in uno stabile ora in rovina e immerso nei rovi e nel bosco, nel periodo di esistenza della ZLFO, è sorto l'fospedaletto da campo divisionale della Divisione Garibaldi-Natisone che mi consente di parlare brevemente dell'apporto dei medici alla lotta di Liberazione. Qui in questo ospedaletto hanno operato due medici molto famosi. Il primo il dr. Saverio Perrini che poi cadrà in Slovenia nel 1945 nella Selva di Tarnova, nato a Putignano (BA) all'8 settembre era di servizio come ufficiale sanitario nell'Ospedale militare di Udine, partigiano della prima ora in Beneija e sul Collio fu poi medico della 156ma Brigata garibaldina "Bruno Buozzi". L'altro era il dr. Felice Camillo Davilla "Stalin" era nato a Correggio (RE) nel 1900, di sentimenti antifascisti, dopo l'8 settembre (nel 1942 era stato richiamato alle armi come tenente medico del Genio di servizio nella Jugoslavia occupata) si presento al comando della Divisione Garibaldi a Stremiz offrendo la sua opera di medico.
Fu lui ad organizzare l'ospedaletto di Gradischiutta che arrivò ad ospitare 30-40 posti letto nel fabbricato e nelle tende allestite all'esterno. La primaria attivita dell'ospedale era dedicata alla cura dei partigiani ammalati o feriti in quanto gli ospedali civili di Udine e Cividale erano in piena efficienza per la cura dei civili e presidiati da medici interni o vicini alla Resistenza. A Cividale il dr. Gino Pitoni e il dr. Oliviero Fabris, a Udine il dr. Gino Pieri "Quidam". In entrambe le strutture furono clandestinamente curati Partigiani affetti da piu gravi patologie.
A Cividale ha operato come ufficiale sanitario del Comune il dott. Leo Levi "Galeno" il quale a un certo momento per le rappresaglie che i tedeschi riservavano agli israeliti, e Levi era, anche se non praticante, ebreo, riparò nelle formazioni partigiane divenne il responsabile di tutto il servizio sanitario della Divisione "Garibaldi Natisone".
Accanto a lui possiamo ricordare il dr. Lino Argenton "Stutz" il quale però era Comandante e Commissario di una Brigata e non esercitava se non saltuariamente, diciamo cosi, la sua attività assistenziale. E poi il dott. Giuseppe Gargano "Boris" di Cividale anch'egli Comandante della Garibaldi che e stato poi primario chirurgo cardiologo e deceduto dopo la Liberazione. Ed altri come lo studente Amerigo Codutti di Faedis che non ancora laureato operava sempre dove occorreva la sua opera in tutta la zona montana della Zona Libera. Il medico Alfonso Pelizzo medico condotto di Faedis deportato in Germania.
Durante il potente rastrellamento dei giorni 27, 28 e 29 settembre 1944, il dr. Davilla rimase al suo posto con i feriti piu gravi e intrasportabili. Non fu di lunga durata l'espediente di esporre sul ponticello che conduceva al fabbricato dell'ospedale un cartello con la scritta "TYPHUS GEFAHR" che per un po' tenne lontani i soldati nazifascisti. Quando questi arrivarono all'ospedale Davilla, pur se con il camice bianco e la fascia della croce rossa al braccio fu arrestato, malmenato e tradotto nelle carceri di Udine e successivamente deportato a Flossenburg e Dachau, campi dai quali rientro a Liberazione avvenuta nel 1945 per riprendere poi la propria attività professionale.
A Forame, sede del Comando unificato Garibaldi-Osoppo v'era poi un'altra struttura di soccorso organizzata dalla Marchesa Lucilla Massone Muratti "Giustina" e gestita dai dr. Nicolò Sidoti e dal figlio Sergio, vi operarono anche i medici Erminio Rocco e Franco Celledoni "Atteone" che poi fu uno dei trucidati di Porzus.
Resta da scrivere, in maniera organica, l'essenziale contributo offerto alla sanita partigiana da parte delle donne per le quali ricordiamo qui la figura della dott.ssa Luisa Celotti "Šaša", medico radiologo che assieme al marito dott. Zygmunt Osser operò nel Collio sloveno e le cui vicende meriterebbero una trattazione a parte.

--Nota: nella foto la lapide dedicata a Bruno Fracatros "Natale" di
--Terzo di Aquileia sita presso la chiesetta di Sant'Elena a Costapiana

Cividale del Friuli, 29 settembre 2024

Luciano Marcolini Provenza

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