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Nota della redazione: proponiamo qui di seguito
i passaggi più significativi dell'intervento dello storico
Joe Pirjevec, autore del libro "Tito e i
suoi compagni" - ed. Einaudi |
Tito è
stato grande in tre momenti: durante la II Guerra Mondiale, durante
il conflitto con Stalin nel 1948-49 (e negli anni successivi)
e, dopo la morte di Stalin del 5 marzo 1953, con la ricerca di
un socialismo dal volto umano e con la sua politica non allineata.
Tito è un personaggio che ha dato una impronta importante
al secolo passato.
La Jugoslavia era guidata in quel momento dal principe Paolo
Karadjordjevic, reggente perché il re Alessandro i di
Jugoslavia era stato ucciso a Marsiglia nel ottobre 1934 da un
nazionalista macedone con forti legami con gli ùstascia
croati (in croato, ustaa) e perché lerede
al trono Pietro aveva 10 anni e, data la giovane età,
non poteva regnare.
Paolo era intelligente, legato per rapporti di parentela alla
famiglia reale inglese e legato per cultura e sentimenti alla
Gran Bretagna.
Nel 1940-41 si trova in difficoltà perché la Jugoslavia
è circondata dalle forze dellasse: da una parte
la Germania con lAustria, da una parte dallItalia
con lAlbania e, alleati della Germania, l'Ungheria di Miklós
Horthy, la Romania di Ion Antonescu e la Bulgaria dello zar Boris
III.
La Jugoslavia si sente circondata e in, quella situazione, il
reggente Paolo non può fare altro che aderire allasse
e legarsi alla Germania di Hitler e allItalia di Mussolini.
Un'alleanza sottoscritta in condizioni abbastanza favorevoli
perché Hitler non chiedeva alla Jugoslavia di entrare
a suo fianco in guerra, ma di poter ricevere materiali per lo
sforzo bellico.
La Jugoslavia è ricca di minerali e può fornire
derrate alimentari a sostegno della Germania.
Il giorno stesso in cui, nel castello di Belvedere a Vienna,
i rappresentanti del regno di Jugoslavia firmano, ladesione
al Patto Tripartito (25 marzo del 1941), a Belgrado scoppia una
specie di rivoluzione. La gente, organizzata dalla chiesa ortodossa
e dai circoli nazionalisti serbi, scende in strada per protestare,
i militari organizzano un golpe e fra il 26 e il 27 marzo occupano
la capitale e destituiscono il governo.
Il principe Paolo è costretto allesilio e si instaura
un governo con Presidente il generale con Duan Simovic'.
A
questo punto il nuovo governo cerca di dialogare con Hitler e
Mussolni, ma Hitler è talmente arrabbiato che reagisce
al tradimento degli jugoslavi convocando subito i suoi generali
e ordinando lorganizzazione di una spedizione punitiva
(operazione Strafgericht) che deve svilupparsi insieme alla invasione
della Grecia (operazione Marita).
La Jugoslavia non è in grado di resistere, perché
sconvolta da conflitti interni soprattutto etnici (specie fra
croati e serbi), il suo esercito si sfalda nel giro di 10 giorni
e il governo è costretto alla capitolazione.
Il giovane re di 17 anni e la maggioranza del governo fuggono
in Grecia, poi in Palestina e poi a Londra, dove costituiscono
un governo in esilio. Il paese rimane in balia degli occupatori
che si sono divisi il territorio secondo le direttive di Hitler.
Joachim von Ribbentrop e il conte Galeazzo Ciano decidono le
modalità di divisione della Jugoslavia. La Slovenia è
divisa in 3 parti: a nord, la Carniola e la Stiria meridionale
sono occupate dai tedeschi, lOltremura (in sloveno Prekmurje)
è data agli ungherese, Lubiana e la parte meridionale
della Carniola sono date agli italiani che costituiscono la Provincia
di Lubiana annessa al Regno dItalia.
La Serbia viene divisa: la Vojvodina è assegnata agli
ungheresi, la Macedonia ai bulgari, il Kosovo allAlbania
(cioè allItalia) e il centro è occupato dai
tedeschi e amministrato da loro con una specie di governo collaborazionista.di
tipo norvegese.
La Dalmazia è data allItalia, la maggior parte della
Croazia e la Bosnia Erzegovina formano lo Stato croato guidato
da Ante Pavelic, un ultranazionalista fortemente appoggiato
da Mussolini.
Ante Pavelic costituisce un governo nel cui programma c'è
sostanzialmente lintenzione di costituire una Croazia etnicamente
pura e priva di tutte le etnie non croate. Gli ebrei sono consegnati
ai tedeschi, i serbi tanto in Croazia quanto in Bosnia Erzegovina
sono soggetti a massacri feroci.
Uno dei ministri di Ante Pavelic, Mile Budak intraprende
una campagna genocida contro la popolazione rom ed ebraica, ed
al tempo stesso di sterminio, espulsione e conversione religiosa
contro la popolazione serba. I serbi fuggono in Serbia oltrepassando
la Drina, alcuni cercano di resistere formando le prime bande
di cetnici che combattono gli ùstascia e i loro protettori
italiani e tedeschi. Il termine cetnici indica tradizionalmente
le bande che hanno in passato lottato contro i turchi, ma anche
gruppi di semplici banditi che si rifugiavano nei boschi in primavera,
poi combattevano contro i turchi durante lestate e poi
con la prima neve tornavano ai loro villaggi.
Questi cetnici successivamente si aggregano in un movimento più
organizzato che si riunisce attorno a un personaggio piuttosto
capace Dragoljub "Draa" Mihailovic'.
Mihailovic è un colonnello dellesercito regio
che, sfuggito alla cattura, costruisce nella Serbia centrale,
nellarea di Ravna Gora, un nucleo di ufficiali e di soldati
decisi a conservare almeno una scintilla dell'essenza serba,
nella speranza che arrivi il momento in cui i britannici verranno
in aiuto per combattere gli occupatori.
Nasce cosi il movimento dei Cetnici, un movimento nazionalista
e conservatore deciso a riportare sul trono il re Pietro, a restaurare
la vecchia Jugoslavia e il vecchio ordine, a vendicarsi dei croati
e costituire una nuova Jugoslavia in cui la Serbia avrebbe avuto
un posto di riguardo.
Accanto a questo gruppo già nellaprile del 1941
si forma una resistenza organizzata dai comunisti. Il Partito
Comunista Jugoslavo nasce nel 1920, nel 1921 viene messo al bando
e negli anni successivi riesce a sopravvivere in clandestinità
ed non ha nessun peso politico.
Nel 1937 alla testa del partito arriva un uomo nuovo Josip Broz
Tito, uomo capace, di umilissima origine, operaio, ma assai intelligente
e colto, che decide di ristrutturare il partito e di raccogliere
attorno a se gente giovane, nuova e capace.
Il partito già nel 1938 e 1939 ha una ripresa specie fra
la gioventù studentesca e, quando Vjaceslav Molotov e
Ribbentrop firmano nel 1939 un patto di non aggressione fra URSS
e Germania, il partito si schiera con questa impostazione politica
restando comunque fortemente antifascista e cominciando, subito
dopo loccupazione, a preparasi alla Resistenza perché
Tito era convinto che lintesa fra Stalin e Hitler sarebbe
durata poco.
Era convinto che Hitler avrebbe attaccato lURSS, cosa non
difficile da immaginare perché i generali tedeschi che
avevano occupato Jugoslavia dicevano che la Germania avrebbe
attaccato lURSS, sarebbe entrata nel territorio sovietico
come un coltello nel burro e avrebbe piegato Stalin nel giro
di poche settimane.
Nellattesa di questo evento, Tito comincia a organizzare
nella primavera del 1941 la resistenza che trova il momento più
favorevole per manifestarsi dopo il 22 giugno 1941 quando i tedeschi
attaccano lURSS.
Nasce però subito un dissidio fra Tito e Stalin perché
i due avevano una visione diversa della guerra: Stalin, a differenza
di Tito, non voleva dare alla vicenda bellica un aspetto ideologico,
non trattandosi a suo parere di un conflitto fra nazisti e comunisti,
ma di un conflitto fra tedeschi e russi. Una interpretazione
etnica e nazionale della guerra. I Russi ancora oggi chiamano
la II Guerra Mondiale la "Grande Guerra Patriottica"
(la Prima Guerra Patriottica fu quella condotta nel 1812 contro
Napoleone durante linvasione della Russia).
La resistenza in Jugoslavia, per Tito, è una guerra di
liberazione nazionale, però è anche una guerra
di liberazione sociale e le due prospettive si devono combinare
per mobilitare le masse. Le masse jugoslave avevano legami etnici
problematici, gli sloveni non provavano simpatia per serbi e
così i serbi per gli sloveni, i croati né per gli
sloveni che per i serbi,
Queste etnie erano così divise e autonome nelle loro aspirazioni
patriottiche che non si poteva sostenere una guerra attraverso
il patriottismo, ma bisognava dare alla guerra una connotazione
di riscatto sociale. Lobiettivo diventa quindi la costruzione
di una società nuova e più giusta, la rottura con
il vecchio regime monarchico e la costruzione di una realtà
nuova dove, tra laltro, le donne saranno libere. Non è
un caso che questo discorso ha un successo enorme fra le donne
e la guerra partigiana in Slovenia non avrebbe avuto successo
se non ci fosse stato limpegno delle donne che hanno visto
la resistenza come uno strumento di emancipazione.
Abbiamo così il sommarsi di due diverse resistenze: da
una parte la resistenza di Mihailovic' che punta alla restaurazione
del vecchio, dall'altra la resistenza di Tito che guarda a una
società nuova. Questi due posizioni non potevano mettersi
daccordo anche se Tito, dallagosto fino a novembre
del 1941, cerca dei contatti per una intesa con Mihailovic',
ma queste sue avance sono respinte. Tito aveva una certa simpatia
per Mihailovic' ed era convinto che si potesse trovare un accordo
se non ci fosse stato il governo in esilio che soffiasse sul
fuoco delle divisione. Gli inglesi sono interessati a restaurare
in Jugoslavia la vecchia monarchia dei Karadjordjevic perché
il loro obiettivo è il controllo del Mediterraneo.
La Life Line inglese passava per il Mediterraneo, per Suez, Aden,
lIndia, Singapore e Hong Kong. Il Controllo del Mediterraneo
è molto importante e, in questo senso, agli Inglesi interessa
molto la situazione in Grecia e nei Balcani.
Gli inglesi puntano inizialmente le proprie carte su Mihailovic'
e cercano di convincere anche Stalin di ordinare ai partigiani
jugoslavi di schierasi dalla sua parte.
Mihailovic' non è disposto a collaborare con i comunisti
e già nel novembre del 1941 c'è uno scontro fra
i due gruppi (partigiani e cetnici) che rendono impossibile qualsiasi
accordo.
Le due forze che convivono nello stesso territorio della Serbia
occidentale sono sbaragliate dai tedeschi, costrette a rifugiarsi
in Bosnia Erzegovina e a organizzarsi come potevano in una situazione
di totale conflittualità.
In questa situazione, in cui il nemico principale era rappresentato
dai comunisti, i cetnici si schierano con gli italiani. Gli italiani,
da parte loro, hanno bisogno dellappoggio di queste truppe
e cominciano a dare loro il sostegno necessario per svolgere
la propria attività anticomunista. La stessa cosa avviene
in Bosnia Erzegovina, in Croazia, in Montenegro, in Dalmazia
e in Slovenia con la costituzione di formazioni collaborazioniste.
La resistenza jugoslava non è un fenomeno omogeneo, ogni
territorio ha una sua resistenza particolare: in Slovenia dal
27 aprile 1941 si forma una specie di alleanza fra diverse forze
politiche, mentre altrove gli unici ad animare la resistenza
spno i comunisti. Nella resistenza slovena ci sono i comunisti,
i liberali e i cristiano sociali che si sono uniti in una coalizione
che dà alla resistenza slovena un aspetto diverso da quella
nel resto della Jugoslavia.
I cetnici da un lato e i domobranci in Slovenia si legano agli
italiani e questo determina lavvio di una guerra civile
con anche aspetti religiosi: in Slovenia perché la Chiesa
si schiera contro il Fronte di Liberazione e lo stesso vescovo
di Lubiana, Gregorij Rozman, sostiene la lotta contro i comunisti
atei e invita a schierasi con gli italiani.
In Bosnia Erzegovina c'è il problema mussulmano: molti
mussulmani si sono schierata con gli ùstascia, con i tedeschi
e gli italiani contro i partigiani, per cui la guerra in questa
regione assume dimensioni di conflitto etnico e religioso.,
I cetnici che erano numerosi, decidono praticamente di collaborare
con gli italiani e di combattere i comunisti, ma di non opporsi
allo straniero nazifascista nellattesa dell'arrivo dei
britannici. Solo in quel momento, diceva Mihailovic', i cetnici
avrebbero preso le armi contro gli italiani e i tedeschi a fianco
dei britannici.
I tedeschi non ne vogliono sapere di collaborare con i cetnici
e pretendono che gli italiani facciano altrettanto. Questo determina
delle tensioni fra italiani e tedeschi perché gli uni
gli e gli altri guardano i cetnici in modo diverso: gli italiani
come alleati, i tedeschi come dei banditi da fucilare.
Il 1942 vede partigiani comunisti combattere da soli contro gli
occupatori italiani, tedeschi, ungheresi e bulgari, tuttavia
a Londra la lotta dei partigiani viene ignorata e la stessa BBC
non ne fa cenno. Stalin a sua volta è piuttosto prudente
perché interessato a buoni rapporti con gli alleati che
non vuole rovinare appoggiando i partigiani di Tito che non nascondevano
le proprie posizioni ideologiche. Per tutto il 1942 i partigiani
combattono senza alcun appoggio esterno.
Le cose cambiano a maggio del 1943 con la sconfitta in Africa
delle forze italiane e tedesche e con lincontro a Casablanca
fra Churchill e Roosewelt in cui si decide di invadere la Sicilia.
In questo contesto la guerra partigiana agli occhi degli inglesi
assume una nuova importanza perché Churchill si rende
conto quelli che combattono i nazifascisti sono i partigiani
di Tito. Con la decifrazione di Enigma riceve ogni giorno le
informazioni più importanti su quello che i tedeschi si
comunicano fra loro e da questo momento in poi Churchill decide
di cambiare tattica appoggiando chi colpisce i tedeschi.
Da
maggio-giugno 1943 i britannici cominciano ad appoggiare i partigiani
che in questo periodo subiscono degli attacchi molto duri a seguito
dellOperazione Weiss (febbraio 1943) e dellOperazione
Schwarz (maggio 1943). Nella prima le truppe di Tito si trovano
in Bosnia Erzegovina in una specie di sacca con i ponti sul fiume
Neretva tutti distrutti. Il fiume Neretva viene attraversato
creando, sulla struttura di un ponte crollato, una passerella
che permette loro di passare dallaltra parte del fiume
e sottrarsi all'accerchiamento. La seconda epica battaglia, terribile
nella sua drammaticità, è quella della Sutjeska
dove i partigiani di Tito si trovano circondati da tutti (tedeschi,
italiani, cetnici, bulgari e ùstascia,
) e quando
tutto sembra perduto, riescono ad aprirsi un varco di mezzo Km
attraverso cui la gran parte dei partigiani riescono ad uscire
dall'accerchiamento pur a costo di perdite enormi (7 mila morti)
e migliaia di feriti nascosti nelle grotte ammazzati dai tedeschi.
Una carneficina di cui, tanto a Londra quanto a Mosca, si comincia
a rendersi conto.
A questo punto appoggiare i partigiani che lottano e bloccano
nei Balcani parecchie divisioni tedesche che altrimenti sarebbero
state portate in Italia, diventa importante e questo nuovo approccio
da una nuova dimensione alla guerra partigiana. Tito si sente
sempre più sicuro e alla fine di novembre del 1943 convoca
a Jiajce, nella capitale medievale della Bosnia, una sorta di
parlamento che si dichiara sovrano, che depone il re e il suo
governo e pone le basi di un nuovo Jugoslavia.
Stalin è furioso quando sente queste notizie perché
non accetta la politica di Tito, ma quando a Teheran, a fine
novembre 1943, incontra Churchill e Roosewelt si rende conto
che gli USA e Inghilterra accettano le scelte di Tito e questo
fatto lo spinge a cambiare tattica.
Le memorie di un maresciallo sovietico dellaviazione raccontano
che Stalin, dopo il viaggio a Teheran e il suo rientro a Baku,
appena sceso dall'aereo gli comunica che bisogna aiutare i partigiani
jugoslavi fornendo loro armi e appoggio politico.
Nel 1944 Tito è corteggiato da Churchill che spera di
conservare il vecchio ordine e di mantenere il re Pietro sul
trono e di legare i partigiani con le forze nazionaliste serbe
per salvare la dinastia amica. Tito incontra Churchill a Napoli
nell'agosto del 1944, promette di non introdurre il comunismo
dopo la vittoria e sembra disposto a trovare un accordo con i
britannici. Se non che, alla fine di agosto, succede qualcosa
di imprevisto: lArmata Rossa fa un balzo nei Balcani, occupa
la Romania e subito dopo cade la Bulgaria. A questo punto la
Serbia è a portata di mano. Il
25
maggio del 1944 i tedeschi vogliono distruggere e catturare Tito
organizzando un assalto di paracadutisti (Operazione Rösselsprung)
nella zona di Drvar e riescono quasi a catturare Tito che, allultimo
momento, riesce a salvarsi e a fuggire a Jajce e poi a imbarcarsi
e raggiungere prima Bari e poi lisola di Lissa.
Churchill, ha limpressione di avere Tito nelle proprie
mani perché lisola è difesa dai britannici,
ma Tito alla fine di settembre 1944 parte di nascosto per Mosca
dove si mette daccordo con Stalin per un intervento dellArmata
Rossa che entrerà in Serbia il 20 ottobre del 1944.
LArmata Rossa arriva in Jugoslavia come forza alleata e
dopo aver liberato la Serbia e Belgrado se ne va.
La guerra partigiana continua fino al 1945 con vicende anche
molto sanguinose, ma ormai Tito è padrone della Jugoslavia
e riesce a imporre il proprio regime. Tito si lega a doppio filo
a Stalin, non nasconde più le sue convinzioni ideologiche
e nellaprile 1945 va a Mosca per firmare un accordo di
collaborazione ventennale con URSS e, quando cominciano a manifestarsi
i primi segni della Guerra Fredda, si schiera con Stalin.
Questo determina lavvio di forti tensioni con gli inglesi
e gli americani che vedono Tito come una specie di marionetta
di Stalin e non si rendono conto che Tito, attraverso la vicenda
partigiana, ha assunto una dimensione e una statura che non rende
possibile la sua trasformazione in una marionetta. Neanche Stalin
si rende conto di questa situazione.
Quando le forte partigiane si avvicinano alle frontiere con Austria
e Italia nasce il conflitto con gli occidentali che non vogliono
una espansione dei comunisti attraverso la resistenza.
Quando si avvicina alla Venezia Giulia e alla Carinzia, la resistenza
jugoslava viene ritenuta pericolosa perché si teme un
connubio fra partigiani jugoslavi e partigiani italiani di fede
comunista.
Bisogna assolutamente bloccare gli jugoslavi e allontanarli da
queste zone di contatto, cosa che avviene nel maggio 1945 attraverso
una vicenda diplomatica molto intensa. Stalin, prudentissimo,
decide di non appoggiare Tito per cui le truppe jugoslave dopo
un tiramolla abbastanza drammatico si ritirano, senza però
lasciare il vecchio frontiera di Rapallo. La Venezia Giulia,
nellattesa del trattato di pace, viene divisa in due zone,
la A e la B.
Le vicende che si svolgono in Jugoslavia fra il 1941 e il 1945
sono caratterizzate da una dinamicità interna molto forte
perché si presentano tutti i nodi di una storia balcanica
complessa dove si svolge uno scontro fra due realtà storiche:
da una parte una realtà storica influenzata dagli Asburgo
e dalla altra una realtà influenzata da Istambul, da una
parte la Chiesa dOccidente dallaltra quella di Oriente,
e per non parlare della presenza islamica.
E' una vicenda sanguinosa in cui i popoli jugoslavi hanno pagato
un prezzo pesantissimo con 1.200.000 vittime. Un prezzo enorme
per una popolazione piccola, secondo solo a quello pagato dai
russi e dai polacchi.
La Jugoslavia esce dalla II Guerra Mondiale distrutta, con ferite
profonde perché la resistenza ha visto anche uno scontro
interno molto aspro fra gli ùstascia e i serbi, fra i
cetnici e i partigiani, fra i partigiani in Slovenia e i domobranci.
I vincitori non si sono comportanti con saggezza anche se la
vendetta non era evitabile. Daltronde molte azioni contro
i civili condotte nel corso della II Guerra Mondiale non sono
altro che vendette: il bombardamento di Dresda da parte degli
inglesi, alle violenze commesse dagli alleati sui prigionieri
italiani in Nord Africa e sui civili in Italia,
In Jugoslavia si parla di 100.000 vittime di vendette e gli infoibati
sono la minima parte, la maggioranza delle vittime sono ùstascia,
domobranci e cetnici e la guerra contro bande che si rifugiano
nei boschi e resistono al nuovo ordine continua fino agli inizi
degli anni 50.
A questo si somma in quei anni anche la lotta durissima contro
i cominformisti legati a Stalin.
Oggi, in un territorio in cui i nazionalismi stanno riprendendo
forza, questi conflitti fra ùstascia, cetnici e domobranci
da un lato e partigiani dallaltro sono ripresi in ambito
politico e la Chiesa soffia sul fuoco.
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