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Sezione di Cividale del
Friuli - Anselmo Calderini "Ivan"
Città decorata con Medaglia dArgento al V.M. per
i fatti della Resistenza |
Questanno
ricorre l80° anniversario della fucilazione di otto
partigiani qui a Cividale e di altri sei a Gemona: unazione
vile ordinata per rappresaglia dai tedeschi che scelgono le loro
vittime fra i partigiani detenuti nel carcere di Udine, li fanno
condannare alla pena di morte da un Tribunale speciale e fanno
eseguire la sentenza da un reparto di collaborazionisti fascisti
della MDT.
Dispongono anche che i corpi dei caduti rimangano esposti alla
vista della gente come monito fino a quando, dopo due giorni,
larciprete di Cividale Valentino Liva ottiene il permesso
di seppellirli.
Erano otto giovani partigiani: il più vecchio aveva 32
anni, tre erano appena ventenni e quattro i ventanni non
li avevano ancora compiuti. Provenivano da vari paesi friulani,
da Cormons, da Palazzolo, da Ruda e da Aquileia. Tre erano combattenti
sloveni del Collio e uno era un carabiniere siciliano della provincia
di Messina.
Erano
operai e contadini che con coraggio e in un momento drammatico
della storia nazionale, avevano messo a disposizione la propria
vita per la libertà del nostro Paese e per costruire unItalia
migliore in cui non ci fossero più ingiustizie, sopraffazioni
e guerre.
Noi dobbiamo ricordare questi otto giovani e mantenere viva la
memoria dei valori e degli ideali in cui essi credevano e che
sono stati alla base delle loro scelte.
E con loro dobbiamo ricordare anche tutti gli altri partigiani,
gli antifascisti, i resistenti, che hanno lottato e hanno dato
la vita per porre fine al regime dittatoriale fascista, per caccia-
re gli occupatori tedeschi e per garantire a noi tutti un futuro
migliore.
Per questo è indispensabile sapere quello che è
successo in quegli anni difficili perché dobbiamo imparare
dalla storia a non commettere di nuovo gli errori del passato,
evitando che le barbarie prodotte dal fascismo e dalla guerra
possano ripetersi in futuro.
Per questo dobbiamo ricordare quali sono state le pesanti responsabilità
del fascismo che ha preso il potere con la violenza, ha cancellato
le libertà democratiche, ha mandato in galera gli oppositori
e ha dato origine ad un regime dittatoriale e razzista, che ha
prodotto miseria, ignoranza e morte.
Sono stati Mussolini e il fascismo a trascinare lItalia
in guerra e a mandare centinaia di migliaia di giovani a morire
in Africa, in Russia e nella Penisola Balcanica.
Il fascismo si è macchiato di crimini gravissimi verso
gli italiani e verso altri popoli della terra: non si devono
dimenticare le leggi razziali, litalianizzazione forzata
delle popolazioni slave della Venezia Giulia, la deportazione
di decine di migliaia di libici nei campi di concentramento del
deserto, i gas tossici lanciati sulle popolazioni etiopi, i tanti
crimini di guerra commessi dal nostro esercito in Jugoslavia,
in Grecia e in Albania e le decine di migliaia di civili slavi
deportati nei campi di internamento, come testimoniano nella
nostra regione i campi di Gonars, di Sdraussina e di Visco.
Su Mussolini, sul re e sullintera classe dirigente fascista
che ha governato lItalia in quegli anni pesa la responsabilità
per i lutti e le sofferenze patite dal popolo italiano e per
le distruzioni materiali che il nostro Paese ha subito durante
la guerra.
E altrettanto importante ricordare che sono stati gli uomini
della Resistenza che hanno posto fine alloccupazione tedesca
e al regime fascista e nel dopoguerra hanno saputo ricostruire
moralmente ed economicamente lItalia.
La conquista della libertà e della democrazia non è
stata però unimpresa facile ma ha richiesto sacrifici,
sofferenze e tanti morti.
Nel contesto nazionale il contributo che gli antifascisti e i
partigiani di queste nostre terre hanno dato alla vittoria finale
sul fascismo e sul nazismo è stato notevole. Nei nostri
paesi la lotta di liberazione è iniziata prima che nelle
altre regioni dItalia: fin dal marzo del 1943 è
operativo proprio su queste colline il Distaccamento Garibaldi,
il primo reparto partigiano della resistenza italiana.
Nelle nostre terre si sono costituite grandi formazioni combattenti,
prima fra tutte quella Divisione Garibaldi Natisone
in cui hanno militato numerosi cividalesi e che, con i suoi 5.500
partigiani e 1.500 caduti, è stata una delle più
grandi formazioni combattenti della Resistenza italiana.
E su queste colline che 80 anni fa la divisione unificata
Garibaldi Osoppo dà vita alla zona libera del Friuli orientale
in cui, dopo 20 anni di dittatura, i cittadini possono di nuovo
scegliere i propri amministratori comunali e sperimentare nuove
forme di democrazia e di autogoverno.
Nella lotta di liberazione grande è stato lapporto
dei cittadini di Cividale: qui in città la resistenza
ha potuto contare sullappoggio di molte persone, numerosi
cividalesi sono diventati partigiani, molti di loro sono caduti
in battaglia, altri si sono distinti per gli incarichi di comando
che hanno ricoperto come il comandante delle divisioni garibaldine
friulane Mario Lizzero, il capo di stato maggiore Gino Lizzero,
i comandanti Giuseppe Gargano, Lino Argenton, Manfredi Mazzocca,
decorato di medaglia doro a valor militare. A a tutti questi
resistenti vanno aggiunti anche quei militanti antifascisti dellorganizzazione
clandestina comunista, come Edoardo Tosoratto, Giovanni Fiorese,
Egisto Varmo, Norino Sclausero, Aldo Baolini e lo stesso Mario
Lizzero, che durante la dittatura hanno pagato con il carcere
e il confino i loro ideali di pace, di libertà e di giustizia.
Quello che i cittadini di Cividale hanno offerto è stato
dunque un contributo notevole e ciò è avvenuto
nonostante qui da noi loccupazione tedesca sia stata particolarmente
feroce.
Non si può dimenticare che proprio qui a Cividale, nellallora
caserma Principe di Piemonte, viene allestito dai tedeschi uno
dei più brutali centri di repressione antipartigiana del
Litorale Adriatico dove vengono torturati e uccisi centinaia
di partigiani e di patrioti.
Ciò che gli antifascisti e i partigiani hanno compiuto
non può dunque essere dimenticato, come non devono essere
dimenticate le responsabilità dei fascisti che hanno trascinato
lItalia in guerra e hanno causato tanti lutti e distruzioni
al nostro Paese.
Oggi cè chi vorrebbe coprire le responsabilità
del fascismo e far passare lidea che la lotta di liberazione
non è stata altro che una guerra civile in cui le due
parti che si combattevano erano le due facce di una stessa medaglia.
Questa operazione di falsificazione della storia non è
altro che il tentativo di porre sullo stesso piano il fascismo
e lantifascismo e ha lobiettivo di screditare la
Resistenza e ridare dignità a quanti si sono messi al
servizio dei tedeschi e si sono resi responsabili di torture,
deportazioni e stragi.
Non
si possono confondere le due parti in lotta perché da
una parte cerano i partigiani osovani e garibaldini che
combattevano per cacciare linvasore tedesco e per ridare
libertà, giustizia e diritti agli italiani.
Dallaltra parte invece cerano i fascisti, quelli
della Milizia e della Decima Mas, che si erano posti al servizio
dei tedeschi, che fucilavano gli ostaggi, bruciavano i paesi,
torturavano i prigionieri e che combattevano per mantenere in
vita un regime dittatoriale, razzista e violento.
E intollerabile che questi tentativi di stravolgere e di
falsificare la storia vengano sostenuti anche da alti esponenti
delle nostre istituzioni democratiche che pure hanno giurato
fedeltà alla Costituzione ma che ancora non hanno preso
chiaramente le distanze dal fascismo e ancora non riconoscono
lantifascismo come valore fondante della nostra Repubblica.
Chi rappresenta le istituzioni, soprattutto se ai suoi più
alti livelli, non può vantare simpatie per il passato
regime, né può abbandonarsi ad esternazioni antistoriche.
Nessuna fuorviante revisione storica può cancellare la
dittatura, la guerra, i campi di sterminio e nessuno può
ridare lonore ai fascisti che si sono macchiati di tali
crimini.
La lotta di Liberazione ha dato vita ad unItalia nuova,
libera e democratica. Dalla Resistenza è nata la Costituzione
italiana che riconosce dignità, libertà e diritti
a tutti i cittadini, uomini e donne, qualunque sia la loro fede
religiosa, la loro appartenenza politica, il loro orientamento
sessuale o il colore della loro pelle.
La Costituzione italiana è stata in questo secondo dopoguerra
una garanzia per la crescita civile e democratica del nostro
Paese ed ha permesso importanti conquiste politiche e sociali.
A distanza di tanti anni la nostra Costituzione ha certamente
bisogno di essere migliorata per rispondere ancora meglio ai
bisogni della gente, ma soprattutto deve essere applicata in
tutte le sue parti in modo da garantire a ciascun cittadino la
piena fruizione dei diritti e delle libertà che essa stessa
sancisce.
Oggi alcuni di questi diritti non sono assicurati a tutti: penso
al diritto al lavoro e a quanti sono costretti ad accontentarsi
di impieghi precari, irregolari e sottopagati quando non anche
pericolosi e nocivi per la salute, come ci ricordano la tragedia
quotidiana dei morti sul lavoro e tutti quei lavoratori dei nostri
paesi che hanno perso la vita a causa dellamianto.
Penso a quanti vanno in quiescenza con una pensione che non garantisce
una vita dignitosa, o a quei sei milioni di italiani che vivono
in povertà assoluta o a coloro che non hanno la possibilità
di curarsi e di essere assistiti come sarebbe loro diritto.
Vi è quindi ancora della strada da percorrere per assicurare
a tutti i cittadini il pieno godimento dei diritti costituzionali
ma è un obiettivo questo che possiamo raggiungere con
la partecipazione e limpegno personale nelle nostre istituzioni
democratiche e anche con le risorse e le opportunità che
ci derivano dallessere parte integrante di quellUnione
Europea che in questo secondo dopoguerra ha assicurato a tutti
i suoi abitanti un periodo di oltre 70 anni di pace, il più
lungo della storia del nostro continente.
Purtroppo però lUnione Europea, che è riuscita
ad amalgamare popoli e culture diverse, non ha saputo o non ha
potuto evitare che ai propri confini si scatenassero guerre particolarmente
feroci come quelle che sono avvenute negli anni passati nellex
Jugoslavia o quella altrettanto distruttiva in corso in Ucraina
dopo linvasione russa di quel Paese o quel vero e proprio
genocidio di palestinesi, soprattutto bambini, che lesercito
israeliano sta compiendo nella striscia di Gaza dopo lazione
terroristica compiuta dai miliziani di Hamas in Israele.
Ciò che ci deve preoccupare è che di fronte a queste
tragedie e di fronte al rischio reale di allargamento dei conflitti
e al minacciato uso di armi nucleari i Paesi europei abbiano
risposto con laumento delle forniture di armi e delle spese
militari e con la minaccia di intervento diretto di propri soldati
sui campi di battaglia e non abbiano invece intrapreso quella
forte e decisa azione diplomatica che sola può costringere
le parti in guerra a trattare la fine delle ostilità e
a giungere ad una pace giusta e dignitosa.
E evidente che le controversie fra i popoli e gli stati
non possono essere risolte con la forza delle armi.
Per questo bisogna pretendere che il governo italiano, unitamente
ai governi di tutti gli altri paesi dellUnione Europea,
si adoperi con determinazione per cercare le soluzioni diplomatiche
che possano porre fine a quei conflitti e garantire anche a quei
popoli di vivere in pace e in libertà.
Per noi cittadini di una terra di confine la pace è essenziale
per continuare a collaborare con i nostri vicini e per rafforzare
quellEuropa dei popoli aperta e solidale che può
garantire a tutti i propri abitanti un lavoro, unistruzione
e una vita dignitosa.
UnEuropa capace anche di contribuire alla soluzione dei
drammatici problemi che obbligano centinaia di milioni di donne
e di uomini in tanti paesi del mondo a vivere in miseria, nellignoranza
e nella fame e che costringono milioni di persone a fuggire dalla
propria terra per costruire per sè e per i propri figli
una vita migliore.
Non si può assistere con rassegnazione al dramma dei naufragi
e delle morti in mare di donne e uomini disperati, né
si può negare loro una umana accoglienza e lopportunità
di costruirsi un futuro in terre che, tra laltro, hanno
sempre più bisogno del loro lavoro.
Non possiamo accettare che oggi al mondo siano in corso decine
di conflitti che provocano migliaia di morti e milioni di profughi,
soprattutto se pensiamo a quanto viene speso per produrre le
armi che servono ad uccidere la gente e a quanti problemi umani
si potrebbero risolvere con i soldi di un carro armato o di un
missile.
E una riflessione, questa, che dovrebbe essere fatta dai
governi di tutti i paesi europei, compreso il nostro che nonostante
abbia una Costituzione che ripudia la guerra, produce e vende
armi in tutto il mondo e a tutti i regimi, a quelli democratici
e a quelli dittatoriali.
Duole pensare che armi italiane vengano usate dalla democratica
Israele a Gaza per uccidere i civili palestinesi e che altre
armi italiane vengano vendute alla dittatura egiziana, che nega
ai suoi cittadini anche i più elementari diritti e che
ostacola la ricerca della verità sulla morte di Giulio
Regeni e nega giustizia alla sua famiglia.
Ridurre le spese militari, investire le risorse disponibili nellistruzione,
nella sanità, nelle opere civili, è questa la via
che può permettere ai popoli europei e a tutti i popoli
della terra di progredire e di vivere in pace, in sicurezza e
in libertà ed è questo anche il messaggio attualizzato
che ci viene da questi otto giovani partigiani che 80 anni fa
si sono messi a disposizione del proprio Paese e hanno lottato
per sconfiggere il nazifascismo, per costruire una società
più giusta e per garantire a tutti noi la possibilità
di vivere in un mondo migliore.
Oggi non dobbiamo dimenticare quello che sono stati il fascismo
e il nazismo e quanti disastri hanno provocato.
Non dobbiamo dimenticare nemmeno i sacrifici che sono stati fatti
per abbattere la dittatura perché vogliamo continuare
a vivere in pace e in un Paese libero, democratico e solidale.
Solo in questo modo potremo dire oggi, a 80 anni dalle fucilazioni
dei 14 partigiani a Cividale e a Gemona, che tutti coloro che
hanno combattuto, coloro che hanno lottato e che sono morti in
nome degli ideali di giustizia e di libertà, non si sono
sacrificati invano perché noi, che siamo venuti dopo di
loro e che abbiamo avuto la fortuna di poter vivere in unItalia
migliore, abbiamo capito il loro insegnamento, seguiamo il loro
esempio e proseguiamo nellimpegno di far crescere il nostro
Paese in pace, in libertà e in democrazia.