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Sono onorato
nel prendere la parola in occasione dellimportante 75°
anniversario delleccidio del Martiri della Libertà,
trucidati dai militari fascisti repubblichini del 5° Reggimento
di Difesa Territoriale allalba del 18 dicembre 1944. Dell'opportunità
concessami ringrazio l'Anpi e l'amministrazione comunale. Si
tratta peraltro di un momento in cui è particolarmente
importante commemorare le vittime del nazifascismo, stante anche
la grave provocazione con cui ieri dei neofascisti hanno tentato
di giustificare lassassinio di cinque antifascisti sloveni,
avvenuto ad Opicina nei pressi di Trieste nel 1941.
Il contesto in cui maturarono le condizioni per leccidio
che si commemora oggi è noto. Dopo lArmistizio di
Cassibile dell8 settembre 1943 il Terzo Reich diede immediatamente
seguito al Fall Achse, il progetto, già pronto da tempo,
di occupazione della penisola italiana in caso di sfilamento
dellItalia dallAsse. Nel centro-nord venne creata
la cosiddetta Repubblica Sociale Italiana, lo stato fantoccio
retto da Mussolini in cui il fascismo ridestato dai nazisti prolungò
di ancora quasi due anni, in forma ancora più estrema,
la propria opera fratricida, simboleggiata dall'uccisione dell'ex
Ministro degli esteri Ciano ordinata da Mussolini nonostante
questi fosse il marito della figlia Edda.
Mentre
nel resto dItalia la calata dei nazisti pervertiva ulteriormente
lesercito e gli apparati di Stato italiani aprendo le porte
alla guerra civile, una sorte diversa toccava alle regioni divenute
italiane all'indomani della Prima guerra mondiale, gli odierni
Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, trasformati rispettivamente
nell'Operationszone Alpenvorland e, con unestensione che
abbracciava lIstria e la Provincia di Lubiana già
annessa illegalmente dal fascismo, nell'Operationszone Adriatisches
Küstenland.
A varcare le alpi nell'autunno del 1943 è una Germania
che, dopo la sconfitta a Stalingrado e lo sbarco degli Alleati
in Sicilia ha già virtualmente perso la guerra, ma soprattutto
un regime che, obnubilato dal primato accordato alle ossessioni
dei suoi capi, ha perso il primato bellico e tecnologico, a conferma
del fatto che un sistema politico basato su credenze irrazionali,
isolamento e razzismo non possa generare altro che orrore e regresso
una lezione importante in questi tempi di antiscientismo
dilagante, di ritorno alluomo forte in più
parti dEuropa e in cui, per un malinteso concetto di libertà
despressione, viene data agibilità a gruppi ed idee
fasciste. LUnione Sovietica aveva conquistato il primato
sui campi di battaglia grazie al carro armato modello T-34 già
nel 1941. Nel giugno del 1942 morì Reinhard Heydrich,
uno dei principali ideologi del regime, che a seguito dell'attentato
ordito a Praga da ambienti di intelligence inglese venne ucciso
dalla setticemia perché curato con dei farmaci obsoleti.
Fino alla fine della guerra i treni stipati di ebrei inviati
al massacro ebbero la precedenza su tutti gli altri convogli,
compresi quelli militari. Infine, sarebbero stati proprio alcuni
scienziati ebrei fuggiti dal nazismo dilagante a dare un contributo
decisivo, negli Stati Uniti, alla realizzazione della bomba atomica.
Nonostante gli Alleati avanzassero su tutti i fronti, il nazismo
infuse però sforzi disperati nel tentativo di restaurazione
di uno spazio politico germanico tale da raggiungere l'Adriatico.
Non guasterà sottolineare che i tedeschi giunsero qui
per rimanervi. Nella ristretta cerchia attorno a Hitler si vagheggiava
addirittura estendere il proprio dominio a Venezia. Se la guerra
si fosse conclusa in maniera diversa, quindi, lintera area
sarebbe stata sottoposta ad unintensa germanizzazione,
non diversa da quella predisposta in altre parti dellEuropa
centrale. A venire impiegato nell Adriatisches Küstenland
fu soprattutto personale austriaco: Friedrich Rainer, Gauleiter
di Carinzia nella quale funzione aveva già avuto a che
fare con il movimento partigiano jugoslavo in Slovenia settentrionale,
ed Odilo Globocnik, un ufficiale delle SS di origine triestina
e slovena che nel corso della propria carriera aveva già
mostrato i tratti che i nazisti avrebbero impresso allamministrazione
di questa regione: rapacità era stato coinvolto
in traffici di valuta estera oltre ad appropriarsi dei beni degli
ebrei assassinati in Polonia ed attitudine allassassinio.
Si trattava infatti di uno degli esperti di sterminio di massa
che in Polonia avevano organizzato loperazione Reinhard,
ovvero la creazione dei primi campi di sterminio di Belzec, Sobibor
e Treblinka. La sua presenza a Trieste, assieme a quella di Christian
Wirth, sono alla base della valutazione dello storico Enzo Collotti,
per cui lesperienza fatta dai nazisti con gli ebrei in
Polonia venne impiegata nellAdriatisches Küstenland
contro il movimento partigiano che nella zona di contatto con
la resistenza slovena, già pienamente operativa perché
avvezza a lottare contro loccupatore fin dallinvasione
fascista e nazista della Jugoslavia nel 1941. I perversi saperi
di Treblinka vennero quindi infusi nella Risiera di San Sabba
a Trieste, dove, nellunico forno crematorio allestito sul
territorio italiano, sarebbero stati bruciati i corpi di 3.500
partigiani mentre 8.000 prigionieri per lo più
ebrei vi vennero concentrati prima di essere deportati ad Auschwitz.
Non fu la Risiera lunica delle strutture deputate ad una
guerra antipartigiana che poco ha in comune con quella combattuta
nel resto dItalia. Il fascismo aveva già sconvolto
i fragili equilibri di queste terre di confine dapprima con le
note politiche di discriminazione della popolazione slovena e
croata e poi, in autonomia rispetto al nazismo, con le infami
leggi razziali annunciate a Trieste nel 1938, Si trattò
di due filoni di una politica razzista, irrazionale e intrinsecamente
connaturata ai regimi fascisti, che aveva trovato la propria
macabra sintesi nel campo di concentramento di Rab/Arbe, in cui
trovarono la morte per fame e malattie almeno 1.500 persone
e in altri tra cui quelli di Visco e Gonars.
Nella situazione con la quale il fascismo aveva già predisposto
un terreno fertile per le vendette che avrebbero avuto luogo
alla fine della guerra, bastò un intervento minimo perché
personale e strutture già rodati nella loro opera criminale
subissero unulteriore evoluzione mortifera. Fu il caso
della Caserma Piave di Palmanova trasformata in centro di tortura
e massacro per i partigiani della bassa friulana, come qui della
caserma di via Udine, posta così strategicamente a guardia
delle valli.
A titolo di esempio, l8 aprile del 1944 il comitato locale
del Partito comunista sloveno per la Slavia Veneta faceva rapporto
così alla sua centrale:
alla postazione 24B hanno arrestato il comandante e il
corriere. Il comandante lhanno orrendamente torturato,
ma quello nonostante la sofferenza non ha affatto tradito, ma
invece con le parole: a noi la vittoria, a voi la sconfitta
è andato a morire eroicamente.
I partigiani sloveni avevano stabilito precocemente contatti
con gli oppositori italiani al regime, instaurando un rapporto
di collaborazione militare e politica che sarebbe andato strutturandosi
nel corso del tempo, cementato militarmente nella formazione
di unità miste, tra cui la Garibaldi-Natisone cui afferivano
gli otto partigiani che siamo qui oggi per ricordare.
Come ricostruisce opportunamente lo storico Rolf Wörsdörfer,
anche nella guerra sullAdriatico gli avversari dei
partigiani comunisti caratterizzarono la figura del Commissario
politico come larchetipo del nemico, dal momento che esso
trasmetteva al giovane combattente un canone fondamentale di
educazione politica per certi versi diametralmente opposto al
sapere acquisito nella scuola fascista. Questo
ci aiuta a comprendere come mai la recente storiografia
regionale lha recentemente confermato i nazifascisti
abbiano adottato una condotta diversificata nei confronti delle
varie componenti della Resistenza, a tutto svantaggio della componente
di sinistra che non offriva alcun margine di intesa. La visione
del mondo propagandata dalle forze di sinistra era inerentemente
incompatibile con i disvalori propagandati dal fascismo; considerazione
da tenere a mente nel momento in cui viene proposta, attraverso
una serie di semplificazioni, lequiparazione tra totalitarismi.
La posta in gioco era nella promessa di edificazione di una società
le cui premesse sono peraltro ancora attuali basata
su una visione razionale della realtà, sull'attenuazione
delle differenze sociali, sull'abolizione delle differenze tra
gli uomini e di quelle tra uomo e donna - non è un caso
che i nazifascisti si accanissero sulle donne - come dimostra,
nellanalisi dei fucilati nelle Fosse del Natisone,
la figura della staffetta partigiana ventiduenne Maria Peressin
- nonchè sulla costruzione di rapporti tra popoli e nazioni
di tipo nuovo.
Il Terzo Reich in decomposizione reagì dispiegando forze
eterogenee in rotta nel totale disprezzo del territorio. Cividale
venne occupata da un reparto di Afrika Korps mentre per tutta
la regione venne riversata una messe di popoli che si trovarono
invischiati nel nazismo per incidenti della storia o calcoli
politici illusori, come le varia formazioni provenienti dal Caucaso
o i noti cosacchi cui era stata promessa una nuova patria in
Carnia, una situazione descritta nellintitolazione della
medaglia doro al valore militare a Udine e al Friuli, per
cui:
il tedesco guidava e lanciava, in disperati sforzi, orde fameliche
di mercenari, mentre il livore fascista a servizio delle barbarie
tradiva il generoso sangue del popolo.
Si deve peraltro rilevare che molti degli aderenti a queste formazioni
ebbero modo di riscattarsi disertando a vantaggio delle formazioni
resistenziali soprattutto slovene, cui li univa una certa familiarità
linguistica. È il caso di Mehdi Huseynzade Mihajlo
che sarebbe caduto in unimboscata a Vitovlje nel novembre
1944 e che oggi è venerato come uno degli eroi nazionali
azeri, ed è certamente anche il caso dei soldati di origine
asiatica che figurano tra le vittime delle Fosse del Natisone.
NellAdriatisches Küstenland, in cui le autorità
naziste allo sbando non riuscirono mai ad esercitare un vero
controllo demandando la gestione del territorio ad un mosaico
disorganizzato di forze e formazioni eterogenee che innescò
una spirale di massacro, in cui la percezione, via via più
acuta con lo scorrere dei mesi, che la situazione stesse volgendo
al peggio per le forze dellAsse sprigionò gli istinti
sadici di carnefici posti allinfuori di ogni effettivo
controllo in una sorta di cupio dissolvi che abbracciò
gli ultimi mesi della guerra e avrebbe scavato fossati di odio
incolmabili per decenni.
Ancora, a guerra finita, le vittime di tanta desolazione avrebbero
atteso a lungo il meritato riconoscimento. Le logiche della Guerra
fredda, che in questarea di confine si svilupparono precocemente,
stesero un velo di oblio e sospetto sulla Resistenza slovena
e in generale sullapporto, pur preponderante, delle forze
di sinistra alla Liberazione. In un quadro di generale predominio
delle ragioni della politica internazionale su quelle della giustizia
umana, si arrivò al punto di concedere nel 1954 una medaglia
di bronzo al valore a Gaetano Collotti, il dirigente dellIspettorato
Speciale di Pubblica Sicurezza per la Venezia Giulia la
famigerata Villa Trieste a Trieste per il solo fatto che
questi era stato ucciso dai partigiani jugoslavi alla fine di
aprile 1945. In un dopoguerra in cui la foga della ricostruzione
e della normalizzazione ha scavalcato la necessità di
una riflessione sul tragico lascito dal conflitto, la sua stessa
eredità materiale -i campi di concentramento e i luoghi
simbolo delloppressione - è stata consegnata all'oblio
e all'incuria, mentre le misure speciali di amministrazione postbellica
finirono per erigere nuovi steccati tra le diverse componenti
della popolazione della fascia confinaria anche qui
deprivando fino ad anni recenti i territori delle giuste opportunità
di sviluppo sociale ed economico.
Con il ricambio generazionale, negli anni Settanta una prima
serie di iniziative promosse anche dall'Istituto friulano
per la storia del movimento di liberazione, con cui mi onoro
di collaborare hanno finalmente indagato il passato con
l'intento di sottrarre, attraverso quantificazioni precise del
numero delle vittime della Seconda guerra mondiale, la storia
alle speculazioni. Allo stesso torno di tempo appartiene il volume
in cui Giuseppe Jacolutti ha raccolto le purtroppo scarne
informazioni sulle stragi delle fosse del Natisone, meritoriamente
dato alle stampe con il contributo dell'amministrazione comunale
di Cividale di allora. Ancora più recentemente sono finalmente
stati posti in essere i giusti interventi di valorizzazione di
luoghi pregnanti della memoria della repressione nazifascista
in regione quali la Caserma Piave di Palmanova.
Molte ricerche sono ancora da compiere, e molte iniziative devono
essere ancora intraprese per acclarare la portata degli eccidi
delle fosse del Natisone nonché, per quanto possibile,
per restituire nome e dignità a tutti i caduti. Intanto
il minimo dovere che la cittadinanza democratica ci impone è
ricordare i nomi dei martiri della libertà che, poco più
che ventenni, offrirono la loro vita in sacrificio per un domani
migliore:
Rodolfo Bastiani di anni 32 da Cormons
Aldo Failutti di anni 21 da Saciletto
Giacomo Impalà di anni 20 carabiniere da Santa Lucia del
Mela (ME)
Anton Marinic di anni 18 da Dobrovo (Slovenia)
Franc Pahor di anni 28 di Opatje Selo (Slovenia)
Lodovico Puntin di anni 19 da Aquileia, nome di Battaglia Sam
Severino Rocchetto di anni 19 da Palazzolo dello Stella
Stojan Terpin di anni 19 da Vipole (Slovenia)
Ma ricordiamo
anche le poche, tra le vittime delle fosse del Natisone, il cui
nome è stato tramandato fino a noi:
Antonio Rieppi, Aloisio Zorzi, Angelo Alpassi, Guerrino Bini,
Emilio Cicuttini, Mario De Faccio, Lorenzo Della Pietra, Alcide
Deslizzi, Provino Flocco, Domenico Gerini, Eugenio Gregoratti,
Carlo Gregoris, Michele Islochi, Antonio Martinelli, Valentino
Menig, Bruno Passon, Maria Peressin, Polzkin Guglielmo, Paracino
Erasmo, Italico Tempo
per
vedere il video con
l'intervento del relatore |
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|
Federico
Tenca Montini |