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ANPI
Cividale del Friuli

L'agguato nazifascista alla
passerrella sul fiume Baa

31 dicembre 1945 - 2 gennaio 1945

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VIDEO: la testimonianza di Gino lizzero

ANTEFATTI:
Le vicende legate alla Lotta di Liberazione nell'area del Friuli orientale a far data dall'estate del 1944 evidenziano il rafforzamento delle formazioni partigiane, il concretizzarsi dei tentativi di collaborazione tra le diverse anime della Resistenza italiana, il consolidamento dei rapporti tra le formazioni garibaldine e le formazioni appartenenti all'Osvobodilna Fronta (l'organizzazione politica della Resistenza slovena fondata già nel 1941 a fronte dell'aggressione dei paesi dell'Asse al Regno di Jugoslavia). Si realizzano nella nostra regione, nell'estate del 1944, due importanti Zone libere sotto il controllo partigiano (Carnia e Friuli orientale). Queste aree, oltre a realizzare un'amministrazione democratica dopo vent'anni di dittatura fascista, costituiscono, sul piano militare, una vera e propria spina nel fianco per le forze germaniche (ricordiamo che, successivamente all'Armistizio, le zone del Trentino Alto Adige, del Veneto settentrionale, del Friuli e della Venezia Giulia vennero annesse al Terzo Reich).
Per stroncare la Resistenza costituita dalle Zone libere, i nazi-fascisti, approfittando della decisione alleata di fermarsi lungo la Linea Gotica e del conseguente "Proclama“ del comandante in capo delle forze alleate nel Mediterraneo, il generale Harold Alexander, che sostanzialmente invitava i partigiani a smobilitare in attesa della primavera, poterono impiegare ingenti risorse di uomini e materiali e, a fine settembre del 1944, misero in atto una violenta offensiva. Le formazioni partigiane che presidiavano la Zona libera del Friuli orientale, slovene e italiane (garibaldini e osovani), dovettero soccombere alle preponderanti forze nemiche le quali scatenarono una violenta repressione contro la popolazione, incendiando anche numerosi paesi della zona.
Le formazioni partigiane, molto provate dai combattimenti avvenuti nei mesi finali del 1944 e ulteriormente segnate dalla divisione ideologica nuovamente emersa tra comunisti e cattolici dopo la caduta della Zona libera del Friuli orientale, si trovarono di fonte ad una alternativa: o abbandonare la lotta, o continuarla con le poche risorse a disposizione. C'è da dire che per i Partigiani anche un eventuale rientro nelle proprie case era pressocchè impossibile, sia per quelli di origine meridionale, data la divisione dell'Italia determinata dai combattimenti, che per i comandanti delle formazioni (alcuni dei quali già avevano scontato anni di carcere e di confino comminati dal Tribunale Speciale per la difesa dello Stato e rischiavano l'immediata fucilazione) e per tutti gli altri, per i quali l'alternativa era o schierarsi con i fascisti, o la deportazione nei campi di concentramento in Germania.
Una situazione che lo storico Spriano così sintetizza:
"L’atteggiamento verso l’Italia, in Churchill è strettamente connesso a quello verso la Grecia e in generale l’area mediterranea, in chiave anticomunista. (…). L’Italia, come nazione, come Stato è sempre considerata un Paese vinto. I vincitori hanno diritto di dettare ad essa le loro condizioni." (Paolo Spriano, Storia del Partito Comunista Italiano, V° volume, Einaudi, Torino 1975, p. 422 e p. 425).

MOTIVAZIONI della scelta della Divisione Garibaldi "Natisone“:
I comandanti delle formazioni Garibaldi, di ispirazione socialista e comunista, avevano da tempo (fin dall'attacco nazista alla Jugoslavia) instaurato ottimi rapporti con i capi della Resistenza slovena e croata, che rappresentavano minoranze allora presenti all'interno del Regno d'Italia e oggetto, nel periodo della dittatura fascista, di un durissimo e spietato processo di snazionalizzazione forzata (proibizione della lingua, cambio della Toponomastica, cambio dei cognomi, esproprio delle proprietà ecc), anche se non c'era totale convergenza su alcune questioni, tra le quali il futuro assetto dei territori dopo la Liberazione.
Oltre alle ragioni di carattere ideologico, c'erano anche delle ragioni di carattere militare che imponevano, alle formazioni garibaldine, la necessità di attraversare il fiume Isonzo per mettersi alle dipendenze operative del IX Korpus di liberazione sloveno. Tale operazione fu approvata dal CVL. Le formazioni in generale, ma quelle italiane in particolare, si dibattevano in difficoltà logistiche legate all'approvvigionamento di cibo e vestiario (si preannunciava un rigido inverno e le formazioni erano ancora in tenuta estiva).
A conti fatti, la situazione non migliorò in modo sostanziale con il passaggio dell'Isonzo, ma permise alle formazioni della Divisione d'Assalto "Garibaldi-Natisone" di sopravvivere all'inverno 1944/45 e di mantenere la propria capacità offensiva fino alla Liberazione. Il 9 maggio 1945 la formazione partigiana parteciperà alla liberazione della capitale slovena Lubiana e farà rientro in territorio italiano solo il 20 maggio 1945.

I FATTI:
In ottemperanza quindi con quanto concordato con il CVL e con il comando sloveno, in data 24 dicembre 1944, "tutti i reparti della Divisione iniziarono la marcia oltre Isonzo per entrare nella zona operativa del IX Corpo d'Armata jugoslavo".
La prima formazione ad attraversare l'Isonzo fu la 156.a Brigata "Buozzi". Il Diario storico della Divisione così descrive l'operazione: "la marcia viene condotta in condizione di equipaggiamento pietoso e con una temperatura eccezionalmente bassa. Il reparto è costretto a lasciare lungo il persorso diversi compagni privi di calzature. Il grosso della brigata raggiunge la meta senza alcun incidente dopo aver guadato l'Isonzo e il Baccia (in sloveno Baa)."
La seconda formazione fu la 158.a Brigata “Gramsci”. “A Selo - riferisce sempre il Diario storico della Divisione - la colonna è attaccata di sorpresa e si perdono 3 muli con materiali e viveri. Prima che i nostri prendano posizione per reagire, il nemico si ritira. La brigata raggiunge la meta senza perdite”.
L’ultima formazione fu la 157.a Brigata “Picelli”. “la dura marcia viene effettuata dalla Brigata nelle medesime condizioni delle altre e procede senza incidenti fino a Selo. Al passaggio del Baccia, la notte di Capodanno, il nemico, che le due notti precedenti aveva avuto sentore del movimento della Divisione, aveva sistemato in tempo numerose postazioni e ricevuto rinforzi da Tolmino. Permesso il passaggio all’avanguardia, attaccava il grosso della colonna con numerosi mortai e armi pesanti.
Attaccata nel momento in cui la testa della colonna era già a fondo valle, la Brigata riesce a malapena a portarsi fuori tiro risalendo lungo il costone e abbandonando molti materiali, armi pesanti e feriti. La sorpresa costrinse la Brigata a mutare percorso con marce forzate e terreno sconosciuto e coperto di neve
.” (dal “Diario storico operativo della Divisione d’Assalto Garibaldi Natisone).

Riorganizzati i reparti e sistemati i feriti negli ospedaletti partigiani sloveni, i nostri, la notte successiva, riescono ad attraversare il Baccia nella (sic!) ferrovia passando tra i due presidi nemici di Piedicolle e Collepietro (in sloveno Podbrdo e Petrovo Brdo), arrivando a Daucia (in slòoveno Dava) con un metro di neve dopo 33 ore di marcia. All’arrivo in zona mancano circa 40 uomini, quasi tutti del Battaglione “Manin”

Bilancio dell’agguato 17 Partigiani caduti, gli altri 23 vengono deportati in Germania.

 

REPARTI INTERESSATI:

COMANDO DI DIVISIONE:
COMANDANTE FANTINI MARIO “SASSO”
COMMISSARIO PADOAN GIOVANNI “VANNI”
CAPO DI STATO MAGGIORE MAUTINO FERDINANDO “CARLINO”

156ma BRIGATA BUOZZI:
COMANDANTE ZULIAN MARIO “SANDRO”
COMMISSARIO ARGENTON LINO “STUZ-SILVIO”
BATTAGLIONE MANARA
BATTAGLIONE MINUSSI
BATTAGLIONE FRONTE GIOVENTU’

157ma BRIGATA PICELLI:
COMANDANTE GINO LIZZERO “ETTORE”
COMMISSARIO VINCENZO MARINI “BANFI”
BATTAGLIONE MANIN
BATTAGLIONE VERRUCCHI
BATTAGLIONE PISACANE

158ma BRIGATA GRAMSCI:
COMANDANTE SALVATORE BULLA “MORO”
COMMISSARIO GARGANO GIUSEPPE “BORIS”
BATTAGLIONE MAMELI
BATTAGLIONE GREGORATTI
BATTAGLIONE PUSTETTO