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ANPI
Cividale del Friuli

GUERRA AL CONFINE NELLA PROPAGANDA NAZISTA

relazione del prof. Paolo Ferrari

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Propaganda militare
Mi è stato chiesto di parlare del contesto in cui si collocano gli eventi relativi alla Liberazione di Cividale di cui parliamo oggi e ho pensato che fosse più originale e meno scontato parlare della propaganda e della cultura che, durante i mesi del Litorale Adriatico, i nazisti hanno diffuso in quest’area. Credo che questo ci aiuti a capire anche le tensioni ed i drammi di questo territorio.
In primo luogo parliamo di un’area dove, dopo l’8 settembre 1943, il confine viene cancellato perché le province di Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume e Lubiana entrano a far parte del Litorale Adriatico (OZAK - Operationszone Adriatisches Küstenland), nella prospettiva, citata da Goebbels: “per settembre dovremmo avanzare fino al confine del Veneto, ed il Veneto dovrebbe essere inserito nel Reich in forma autonoma”.

Il disegno generale nazista è noto, come è noto il fatto che le operazioni militari sono state, in questa area, particolarmente complesse. Questo è motivo per cui, anche nella storiografia successiva alla fine della II Guerra Mondiale ci si è concentrati sulle vicende militari e sulla guerra combattuta in senso stretto.
Questo non significa che non sia altrettanto importante studiare la propaganda che veniva fatta allora, infatti i nazisti scrivevano che la guerra senza propaganda è impensabile e non esiste un discorso militare di una certa importanza il cui successo non dipenda e non sia dipeso dalle attività e dai mezzi impiegati per la propaganda. Quindi si può dire che la violenza materiale e quella fatta attraverso la propaganda vanno, in contesti bellici, di pari passo.

L’immagine qui a fianco è interessante per la terminologia usata, perché rappresenta un cartello con scritto: “Attenzione! Zona infestata dalle bande!”
Il termine “infestato” significa che, per i nazisti, i partigiani non fa finno parte dell’umanità e sono come degli insetti che, appunto, infestano una zona.
Questo è un primo indizio di come si muoveva la propaganda nazifascista.
Ma a cosa mira la propaganda?
Innanzitutto a mostrare la forza dell’occupante, che vuole proporsi, sostanzialmente, come invincibile. La dimostrazione della forza dell’occupante è il tema costante della propaganda, che si avvale anche di strumenti come la rappresentazione degli armamenti.

Frequenti nei paesi occupati riviste con in prima pagina carri armati e aeroplani tedeschi, quasi a minacciare chi volesse opporsi. Noi ci troviamo, comunque, in una zona che vede una escalation molto rapida della violenza e la propaganda nazista sottolinea, via via, tutti i vari aspetti dello sforzo bellico del Terzo Reich: quindi nel materiale di propaganda si vedono dei carri armati e forze aeronautiche, ma vediamo pure delle donne volontarie al lavoro, perché anche le donne furono mobilitate, soprattutto nella fase finale della guerra. In questo materiale si vedono immagini che mostrano l’impegno assistenziale del Terzo Reich, con la distribuzione di generi di uso comune, il sapone in particolar modo.
La propaganda nazista è molto complessa, perché da un lato mira a dare una rappresentazione edulcorata della guerra, o meglio, una rappresentazione della guerra lontana dalla realtà. Dall’altro lato la propaganda deve tenere in qualche modo presente la realtà e deve anche rifletterci sopra, pena il rischio concreto di diventare inaffidabile e di non convincere più nessuno. Per cui si parla, nella propaganda, anche dei bombardamenti sulla Germania.
Alcune immagini d’epoca mostrano i bombardamenti di Berlino, ma accompagnati da messaggi del tipo: “Nonostante i pesanti bombardamenti, la Germania del Terzo Reich resiste e la vita quotidiana continua a svolgersi senza interruzione, come nei periodi precedenti”.

Vi è una difficoltà ovviamente a raccontare la guerra vera, la propaganda non riesce a raccontare una guerra vittoriosa, ma deve raccontare una guerra in cui la Germania dal 1943 è sostanzialmente sulla difensiva. Quindi la propaganda, deve riuscire a rappresentare una guerra che sta perdendo, ma nella maniera il più possibile convincente. Commentando i bombardamenti su Berlino si parla di: “Centinaia di attacchi terroristici sono stati condotti in Berlino, ed hanno causato nella capitale del Reich gravi danni e tuttavia Berlino vive ancora, lavora ancora, combatte con coraggio, malgrado tutto”.
Questo tipo di propaganda veicola l’idea di una guerra che continua senza problemi.
Poi vi è un tipo di propaganda sganciata dalla realtà: si mostrano le vittorie del fascismo e l’alleanza dell’Italia con la Germania nazista, oppure in modo fantasioso si rappresenta il bilancio bellico di una giornata di guerra.

Come sono rappresentati gli Alleati nella propaganda?
Gli Stati Uniti ed il Regno Unito vengono rappresentati, dalla propaganda nazista, come plutocrazie, in linea anche con la propaganda fascista dei secondi anni trenta, e sono rappresentati come una minaccia costante. Uno dei temi più sottolineati è quello dei bombardamenti come momento in cui le plutocrazie attaccano l’Italia e gli italiani.
Ci sono moltissimi volantini e vi è moltissima propaganda sui bombardamenti in particolare su quelli di Trieste. Abbiamo pure un giornale con due pagine intere dedicate ad un bombardamento di Trieste del settembre 1944. Qui la propaganda si avvale di molte immagini che colpiscono facilmente il lettore e che, nonostante un testo molto ridotto, si prestano a una lettura immediata.
Come sono caratterizzati gli Stati Uniti ed il Regno Unito dalla propaganda nazista? Sono descritte come società fondamentalmente malate. Gli Stati Uniti sono presentati come una società con una classe dirigente che è fortemente condizionata dalla finanza ebraica e da una comunità ebraica che controlla i gangli dell’economia. Non mancano riferimenti alla presenza dei neri con richiami al fatto che gli anglosassoni arrivati sul continente americano non erano riusciti di fatto ad imporre la propria egemonia. La società americana viene rappresentata come una società multietnica e quindi non sana.
È interessante come venga sottolineato ampiamente la presenza dei neri negli Usa, anche con dei topos che poi si ritrovano spesso nella propaganda: quello dei neri come minaccia per le donne bianche.
C’è nella propaganda nazifascista un atteggiamento razzista molto chiaro, che prevede una condanna in generale di una società multietnica, formata da componenti etniche diverse.
Questo aspetto viene riproposto in molti modi. Ci sono immagini di propaganda in cui ci sono entrambi gli elementi: a margine ci sono le distruzioni dei bombardamenti ed in primo piano "i liberatori" (gli angloamericani), ed il commento è il seguente: “Roma, madre della civiltà del mondo, oggi dominata dalle più infime razze”. Questo cartellone si trovava in un palco allestito durante la guerra sia a Trieste che a Udine e la didascalia dell’immagine così recitava: “Per evitare una simile onta alle città dell’Italia settentrionale, ognuno compia il proprio dovere al suo posto di lavoro. Solo così si aiuteranno i nostri soldati che combattono contro il multicolore etnico". Il nazismo presentato come il difensore del cattolicesimo e del cristianesimo.
Un altro elemento interessante è che i nemici sono considerati ostili al cristianesimo, mentre il nazismo si presenta come difensore del cristianesimo stesso. Questo aspetto potrebbe stupire, perché la religione non era una componente essenziale del nazismo. Ma qui, in un’area connotata da una forte diffusione della fede cattolica, il nazismo, per acquisire il più possibile spazio, si presenta come difensore del cristianesimo.
Nel materiale di propaganda si parla in modo sarcastico, dei difensori del cristianesimo inviati da Roosevelt. Si mostrano croci abbattute e nelle vicinanze soldati neri.
Altro aspetto caro alla propaganda è quello di terrorizzare le popolazioni. Esso si realizza anche attraverso la comunicazione, in particolare dopo fatti di sangue di rilievo. Per esempio dopo la fucilazione di 15 partigiani, l’elenco dei loro nomi viene diffuso con volantini e manifesti, e per ciascuno di loro vengono dati: nome, cognome, paese e località di appartenenza, e in questo caso vi è pure una agghiacciante aggiunta nei confronti di alcuni di loro, per esempio di Lena Silvio, colpevole dell’uccisione di tre fascisti repubblicani in Portogruaro, ed inoltre dell’uccisione del fascista repubblicano Nardini in San Vito al Tagliamento, che viene impiccato alla presenza “della di lui moglie e dei suoi piccoli bambini”.
Non sono necessari molti commenti però è significativo come la propaganda voglia proprio precisare il luogo e nome e cognome delle persone colpite da condanna a morte, per trasmettere alla popolazione che c’è una sentenza che si attua in maniera inesorabile e che colpisce senza scampo gli oppositori.

La propaganda nazista contro “il mostro comunista”.
In quest’area è il mostro comunista che viene posto al centro della propaganda, un mostro comunista che agisce lontano dal confine che minaccia direttamente Trieste, Udine e quello che era stato il confine orientale prima dell’instaurazione della OZAK. È interessante come sia uno dei bersagli privilegiati della propaganda, che si avvale degli strumenti più diversi, dai grandi manifesti molto lunghi, a vignette satiriche. In una immagine Tito viene rappresentato con un bigliettino, che converte il nome “Tito” nell’acronimo di “Organizzazione segreta terroristica internazionale”.
Ma vi sono molte immagini del “mostro comunista”, di Stalin che regna su di un cimitero.
Una immagine classica rappresenta il comunismo in sembianze animalesche che minaccia direttamente il mondo, standogli sopra. Spesso ritorna, riferito al comunismo, anche l’elemento morale, relativo a comportamenti privati: “Programma. Noi riteniamo ridicoli pregiudizi i concetti borghesi di castità e di fedeltà”, che vengono definite, secondo la propaganda nazista, dai comunisti concetti borghesi, mentre il comunismo vuole presentare l’anima popolare. Ed ancora: “Nei rapporti fra uomo e donna noi pratichiamo il libero amore”, frase posta come citazione da Lenin, che attacca i concetti etici borghesi e popolari.
Però anche il nazismo cercherà di prendere le distanze da quella che è la classe dirigente italiana, e vuole presentarsi, al tempo stesso, come difensore delle tradizioni popolari ed anche come difensore di quelli che sono gli interessi delle classi lavoratrici.
In alcune immagini si può leggere una citazione attribuita a Hitler: “Per la massa del popolo la concezione morale della vita si basa unicamente sulla religione”. E così si giunge all’estremo, alla rappresentazione di Hitler come difensore della religione, in quanto essa plasma la massa del popolo.

La propaganda contro i nemici partigiani.
Naturalmente i partigiani sono dei nemici per il nazismo. I partigiani sono rappresentati essenzialmente come coloro che, in una situazione tanto tragica e difficile come quella della guerra, si comportano come dei veri e propri ladri, che sottraggono risorse alla popolazione. E la propaganda sottolinea come le difficoltà date dalla guerra siano ulteriormente aggravate dall’azione furfantesca partigiana.
Ma non sempre la propaganda raggiunge il risultato che si prefigge e la guerra si mostra in realtà durissima anche per il nazismo e viene combattuta in territori difficili o impossibili da controllare.
La didascalia di una immagine recita: “Non paesaggio desertico, ma sconsolata ed incolta terra carsica, dove si svolge senza tregua la guerra contro le bande. La morte sta in agguato dietro ogni collina e dietro ogni roccia”. Parole che danno l’immagine di una guerra molto difficile per i tedeschi.
Un volantino, molto piccolo e interessante, che ha la forma di una foglia ed è stampato su ambedue i lati spiega la scarsità di tabacco: “Il tabacco non è stato portato via né dai tedeschi né dai fascisti. Questo lo afferma la propaganda nemica che deve nascondere le imprese dei fuorilegge. Costoro, nel solo mese di luglio, solamente in Piemonte, (il manifestino proviene da quella regione) hanno asportato dai vari magazzini e dalle rivendite, quintali 75 di tabacchi vari e quintali 55 di sigarette”.
All’epoca il tabacco, anche se non era un bene di prima necessità, era molto utilizzato perché la maggioranza degli uomini fumava. Anche la mancanza anche di questo bene, voluttuario ma tanto ricercato, viene attribuita ai furti partigiani.

Propaganda antisemita.
I grandi nemici del nazismo sono, naturalmente, gli ebrei. Ci sono immagini con sullo sfondo la Loggia del Lionello ad Udine, ove sono ritratti dei pannelli con tema: “Capitalisti ed ebrei”.
Il nazismo nei manifesti di propaganda attacca i capitalisti e la borghesia e, con una evidente contraddizione, associa i capitalisti agli ebrei, non senza associarli pure al comunismo. Si parla di piovra ebraica, che protende i suoi tentacoli per impossessarsi tutto per avidità.

 

 

Propaganda nazista: una propaganda che guarda anche al futuro.
La differenza tra la propaganda nazista e quella della repubblica sociale italiana è che la propaganda nazista guarda anche al futuro, cioè propone pure delle vie d’uscita per il domani: non si limita a voler convincere a combattere ed a resistere, ma delinea pure la possibilità di una nuova organizzazione europea, un “nuovo ordine europeo” che possa rappresentare, e questo è un messaggio inviato alle classi dirigenti del Litorale Adriatico, una occasione di riscatto.
I comunisti, nella propaganda nazista, attaccano la religione, i nazisti invece la difendono. Per loro, nel futuro la religione cattolica dovrà avere uno spazio, mentre per i sovietici la chiesa cattolica è il peggior nemico. La distruzione delle chiese è uno degli elementi con cui viene connotato il comunismo.
E la propaganda serve anche a raccogliere il più possibile forme di collaborazione, attraverso per esempio grandi manifesti che invitano all’arruolamento, ma in Friuli c’è un altro elemento interessante: ed è il recupero, da parte nazista, delle tradizioni popolari.
Il folklore viene utilizzato sostanzialmente per lanciare un messaggio molto chiaro: il Friuli è un mondo autonomo con una propria identità distinta rispetto al resto dell’Italia. Questa specificità realtà territoriale.
Ed il discorso sul folclore è molto interessante, perché il folclore serve anche a raccogliere il più possibile il consenso nel territorio e ad offrire una immagine tradizionale che vorrebbe essere di pace e serenità, molto lontana da quella caratterizzata dalle vicende del momento.
Si vuole diffondere l’idea di una identità friulana e il Friuli viene rappresentato come un mondo privo di contraddizioni, privo dei contrasti anche sociali tipici di altre aree e come terra di pace e priva di tensioni. Ma soprattutto la propaganda nazista si caratterizza per mostrare che anche il Litorale Adriatico può avere un futuro felice, qualora si affidi al Terzo Reich.

Conclusioni.
La propaganda non è qualcosa di distinto dalla violenza, ma è una forma di violenza. perché la propaganda condivide, con la violenza, lo stesso fine: sottomettere il più possibile le persone ad una volontà altrui.
Un secondo elemento è che la propaganda per i nazisti è fondamentale e da qui l’enorme sforzo operativo per produrre fino alla fine di aprile 1945 pubblicazioni propagandistiche. È uno sforzo anche quantitativo che permette di inondare il Friuli con milioni di volantini e manifesti di ogni tipo. È uno sforzo che i nazisti gestiscono da soli, direttamente, lasciando da parte la Repubblica Sociale Italiana. La propaganda ottiene molti risultati, non certo quello di convincere chi ha fatto una decisa scelta partigiana a passare dall’altra parte, ma ha inciso su quella vasta massa di popolazione che non ha scelto o che aveva dei dubbi.
Come in ogni guerra, giungevano sicuramente alla gente molte informazioni false e la propaganda crea un turbine che travolge e che rende almeno una parte della popolazione succube ed incapace di scegliere liberamente senza condizionamenti.
Per organizzare diffondere e produrre tutto questo sforzo propagandistico, la macchina della propaganda utilizza molti collaborazionisti. Le idee propagandate dal Terzo Reich rimangono nel dopoguerra, animano il dibattito politico e influenzano i comportamenti di una parte significativa della popolazione.

nota della redazione: il testo proposto in questa pagina riporta i passaggi più significativi della relazione del prof. Paolo Ferrari. Le immagini non sono quelle presentate nel corso dell'intervento del relatore, ma sono tratte dall'archivio del sito dell'ANPI di Cividale del Friuli.
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