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ANPI
Cividale del Friuli

il film "La macchinazione"
di David Grieco

Cividale del Friuli - 19 gennaio 2021

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Proponiamo qui di seguito i passaggi più significativi della presentazione del film "La Macchinazione" avvenuta in presenza del regista David Grieco presso l'Aula Magna della SMS "Elvira e Amalia Piccoli". L'iniziativa è stata resa possibile grazie alla collaborazione del Comune di Cividale del Friuli, della Scuola di Musica "Sergio Gaggia" e della SOMSI

la presentazione

Forse vi sarete posti degli interrogativi, perché Pasolini, perché Cividale, perché L’ANPI?
Il 5 marzo 1922 nasceva a Bologna Pier Paolo Pasolini, un intellettuale che ha lasciato un segno importante nella cultura del ‘900 del nostro Paese e non solo. Poeta, scrittore, regista… il campo delle sue attività è vasto e profondo il lascito culturale nato dalle sue passioni civili.
Come mai a 100 anni dalla sua nascita ricordarlo, qui a Cividale, partendo dalla sua violenta morte?
I legami di Pasolini con la terra friulana sono tenaci e profondi e a Cividale non solo ha avuto delle frequentazioni ma ha ambientato anche le parti iniziali del suo primo romanzo “Il sogno di una cosa” scritto tra il 1949 e il 1950. Descrive, nel romanzo, quel paesaggio, che si dovrebbe tutelare, che dal ponte del Diavolo attraversando via Monastero maggiore e Borgo Brossana porta ai terrazzamenti di campi coltivati e prati degradanti verso la forra del fiume Natisone. Questo è infatti il tragitto che i ragazzi, protagonisti del romanzo, percorrono per trasferirsi, a Liberazione da poco avvenuta, nell’illusione presto tradita, di inseguire il sogno di una nuova società che si stava realizzando nella Jugoslavia socialista.
Cividale s’intreccia però anche con la vicenda di Eugenio Cefis, una persona protagonista di oscure trame e, come vedremo, al centro dell’ultimo incompiuto romanzo di Pasolini “Petrolio”.
Iniziamo quindi da qui dalla sua tragica morte per certi aspetti comune con quella del fratello Guido: morti queste per le quali esiste una verità processuale che però pare discostarsi molto, in entrambi i casi, dalla realtà dei fatti.
L’assassinio di Pasolini è stato classificato come un omicidio a sfondo sessuale subito da un omosessuale dedito al vizio ed eseguito da un minorenne, Pino Pelosi, che voleva sottrarsi alla di lui violenza.
Invece, come vedremo, i fatti già evidenti alla data dell’omicidio, e confermati da nuove prove emerse negli ultimi anni, disvelano uno scenario e responsabilità completamente diversi in un quadro che inquieta per i misteri, le persone coinvolte, le omissioni e le reticenze che offuscano la verità da decenni. La mancanza di luce su questa vicenda non consente di elaborare, diciamo così, il lutto e di voltare consapevolmente pagina e questo, a maggior ragione, pesa sulle nuove generazioni alle quali dovrebbe essere affidata una ben diversa verità. Queste considerazioni, e le numerose riaperture dell’inchiesta sulla sua morte tutte finite archiviate, credo abbiano indotto a richiedere l’istituzione di una Commissione parlamentare d’indagine che però, anche questa, non ha trovato attuazione concreta.
Perché l’ANPI?
Le vicende di Pasolini, di Cefis, di Mattei sono legate alla Resistenza: Mattei e Cefis sono partigiani “bianchi” nella stessa formazione in Lombardia e Pier Paolo vi è profondamente legato, da un lato per le tragiche vicende del fratello Guido, Partigiano delle formazioni Osoppo, ucciso nel quadro della vicenda dell’eccidio di Porzus e dall’altro per la sua accidentata appartenenza al PCI e al suo impegno antifascista e civile al quale ha dato enorme contributo in un Paese, come il nostro, che non si è mai del tutto scrollato di dosso l’eredità del ventennio fascista con il suo retaggio di leggi, il reintegro nelle amministrazioni della Repubblica di persone gravemente compromesse con la dittatura e soprattutto con il permanere, in profondità, di quella mentalità.
Un impegno, quello di Pasolini, che è assonante con quello dell’ANPI che si occupa di una memoria attiva e che vuole essere soggetto protagonista nella difesa dei valori di giustizia, libertà, eguaglianza e partecipazione espressi nella nostra Costituzione.

Luciano Marcolini Provenza-----------
(Presidenze della sezione di Cividale dell'ANPI)

 

La scheda film

Titolo: La macchinazione
Data di uscita: 24 marzo 2016
Genere: Biografico, Thriller
Anno: 2016
Regia: David Grieco
Attori: Massimo Ranieri, Libero De Rienzo, François-Xavier Demaison, Matteo Taranto, Milena Vukotic, Roberto Citran, Catrinel Marlon, Paolo Bonacelli, Toni Laudadio
Paese: Italia, Francia
Durata: 100 min
Distribuzione: Microcinema
Sceneggiatura: David Grieco, Guido Bulla
Fotografia: Fabio Zamarion
Montaggio: Francesco Bilotti
Musiche: Pink Floyd
Produzione: Propagandia Italia, To Be Continued, Montfluor Film
Nota: il film è in commercio in formato DVD (2 dischi)

 

intervista a David Grieco

Alcuni passaggi dell'intervista a David Grieco svoltasi domenica 20 gennaio 2022 presso la sede della Scuola di Musica "Sergio Gaggia" di Cividale.

Redazione: cosa prova a rivedere un film che risale a circa 6 anni fa?
David Grieco:
si prova sempre una forte emozione perché il film narra la morte di un amico, di un poeta e di uno srittore molto attento alla realtà economica e culturale del nostro paese. Nel rivederlo ci si rende conto che alcune cose potevano essere fatte meglio, che alcuni effetti potevano essere migliori, …
È un film pesante che però ha raccolto l’attenzione del pubblico qui a Cividale come in altre località dove ho avuto la possibilità di presentarlo.
Anche questa sera ho sentito la presenza di un pubblico attento e coinvolto.

Red: Quanto c’è di vero e quanto è frutto della sua immaginazione nel film?
DG:
Il film non è un documentario e alcune situazioni sono inventate, anche se comunque propongono situazioni e pensieri che sono di Pasolini.
La scena dell’omicidio di Pasolini è molto realistica anche se abbiamo cercato di attenuare alcuni passaggi che nella realtà sono stati più brutali di quelli proposti dal film.

Red: perché un film su Pasolini?
DG:
Pasolini, volendo citare il famoso film di Francesco Rosi, è un cadavere eccellente, anzi credo che, assieme ad Aldo Moro, sia il cadavere più eccellente della storia italiana. Però la narrazione ufficiale della sua morte è anche la menzogna più grande di tutte. Con il film volevo riportare l’attenzione sulla sua morte e fare in modo che la vicenda giudiziaria inerente al suo omicidio venisse riaperta. Molti di noi, anche alla luce di nuove prove emerse con l’esame del DNA, contavano sull’apertura di una inchiesta parlamentare sulla fine di Pasolini, ma al momento non c’è una ragionevole possibilità che questo avvenga. Forse nella prossima legislatura.
Questo film vuole anche far conoscere Pasolini come uomo sensibile che ha previsto l’apocalisse morale che si è affermata in Italia in questi ultimi 40 anni.

Red: Le immagini sul comportamento della polizia sono piuttosto forti ...
DG:
Ci sono delle evidenti incongruenze nelle indagini. La notte stessa dell’omicidio, a casa di Pasolini arrivano due poliziotti che dicono a Graziella Chiarcossi, cugina dello scrittore, di aver trovato la macchina di Pasolini, identificata grazie ai dati riportati sul libretto di circolazione, abbandonata con uno sportello aperto sulla Tiburtina.
Nella versione ufficiale Pelosi venne arrestato mentre sfrecciava contromano lungo il litorale di Ostia a circa 30 Km dal luogo del ritrovamento, proprio sull’auto di Pasolini. L’ubiquità della macchina non è possibile.
Nella versione ufficiale si riporta che Pasolini tramortito a terra sarebbe stato investito dal Pelosi mentre si allontanava dall’idroscalo a bordo dell’alfa GT 2000 dello scrittore. Il medico legale Faustino Durante, all’epoca mio suocero, non troverà nessuna traccia di sangue, capelli o di tessuti di Pasolini sul sotto scocca dell’auto.
Secondo Silvio Parrello detto “er Pacetto” Pasolini sarebbe stato travolto dall’Alfa 2000 di Antonio Pinna – quasi identica alla GT di Pasolini – che il giorno dopo l’omicidio sarebbe stata portata in una carrozzeria sulla via Portuense: “Era sporca di sangue e di fango, aveva una botta sulla fiancata”.
Un giorno e mezzo dopo la morte di Pasolini si svolge in Questura a Roma un incontro fra Il capo della squadra mobile di Roma, Fernando Masone, il comandante dei carabinieri, Pino Pelosi e il suo avvocato Rocco Mangia (uomo del MSI e iscritto alla P2) per mettere ordine nella narrazione dei fatti.
Si vuole fare passare l’omicidio di Paolini come un evento legato a una lite fra un giovane ragazzo di vita, Pino Pelosi, e un intellettuale omosessuale, violento e comunista, Pier Paolo Pasolini.
Alla fine del 2008 l'avvocato Stefano Maccioni comincia a occuparsi della morte di Pasolini, un cold case aperto e richiuso diverse volte dai tribunali.
Assieme alla criminologa Simona Ruffini, inizia a studiare le carte e propone un movente politico dell’omicidio, legato alle accuse formulate nel libro di Pasolini “Petrolio” contro l’ENI di Eugenio Cefis e che riguardano anche gli omicidi di Enrico Mattei, fondatore dell’ENI (scomparso nel 1962 in seguito a un attentato al suo aereo), e del giornalista Mauro De Mauro (rapito nel 1970 e mai ritrovato).
Maccioni deposita un’istanza di riapertura delle indagini, chiedendo che si usi l’analisi del DNA sui reperti del caso custoditi presso il Museo criminologico. Si individuano di cinque diversi profili genetici, ma il caso viene archiviato.
Maccioni ha tentato anche la strada parlamentare, raccogliendo 20.000 firme in calce a una proposta di disegno di legge per istituire una commissione d’inchiesta. Ma nel 2018, quando il testo era già arrivato alla commissione Affari Costituzionali della Camera, la legislatura finisce e con essa la possibilità di istituire una commissione. Tutto da rifare.

Red: Perché ha fatto emergere la complessità e contraddittorietà di Pasolini in un dialogo con un giornalista francese?
DG:
Pasolini preferiva non rilasciare interviste a giornali italiani perché i pochi giornalisti che andavano da lui chiedevano interviste “inginocchiati” o con un timore reverenziale. Mi è sembrato che un incontro con un giornalista francese, in quel momento critico della sua vita, potesse far esprimere fino in fondo cosa stava vivendo in quel momento.

Red: nel film emerge una contraddizione vistosa sulla scuola: da una parte Pasolini ritiene che l’istruzione di un certo livello sia pericolosa, ma dall’altra parte, in un dialogo con uno studente che ha difficoltà a esprimersi, si complimenta con un ragazzo che nello studio protratto fino all’Univesita riesce a trovare un modo per riconoscersi ...
DG:
io stesso quando Pasolini scrisse quelle cose sulle scuola gli dissi che era stato eccessivo e aveva detto cose sbagliate. Lui ammise di aver sbagliato.
Mentre facevo il provino per i ragazzi che compaiono nel film, durante una pausa, incontro fuori dagli studi vicino a una bancarella un ragazzo autistico. Ci parlo un po’ e invento per lui una situazione che voglio abbinare alla cena di Pasolini e Pelosi alla osteria Biondo Tevere. Scrivo su misura per questo ragazzo 5 6 pagine di dialoghi che memorizza rapidamente e recita bene durante i provini. Quando giro con Ranieri, ripeto la scena una decina di volte da diversi punti di vista e riusciamo a finire in modo eccellente già all’ora di pranzo. Credo che se Pasolini avesse incontrato questo ragazzo avrebbe ammesso di essersi sbagliato sul ruolo formativo della scuola.

Red: Il film è piuttosto lungo, …
DG:
Sì è lungo, e ho anche tagliato mezz'ora di girato. L’ho girato in 5 settimane con 25 giorni di riprese forsennate. Ho tagliato cose venute male e il finale che doveva essere più lungo. Avevo immaginato che il corpo di Pasolini disteso morto al suolo entrasse in una voragine apertasi verso il sotto suolo e che il corpo di Pasolini incrociasse in questa sua discesa le foto di circa 470 persone con cui Pasolini aveva avuto a che fare nel corso della vita o che aveva ammirato o da cui era stato ammirato. In fondo alla voragine il corpo di Pasolini sarebbe entrato dentro un quadro di Nicola Aver lato che rappresenta la discesa del corpo di Pasolini al momento della sua morte. In alto si vede la figura di Pino Pelosi e di alcuni giornalisti che lo intervistano. Pasolini precipita verso un luogo allegorico, una sorta di isoletta in cui trova se stesso bambino seduto sulle ginocchia della madre cui dedica i suoi primi versi, mentre si rivolge a Petrarca, suo mentore ideale e vicino a lui c'è anche il poeta Ezra Round, che lo scrittore incontrò nel 1969 per un’intervista.
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