-
 

ANPI
Cividale del Friuli

giornata del ricordo
una nostra riflessione

-

-

-
In questi giorni ci giunge segnalazione dell’intitolazione ai “martiri delle foibe” nel Comune di Premariacco dell’area pubblica di via Fiore dei Liberi adiacente a via della Chiesa.
La nuova amministrazione del Comune (alle elezioni si è presentata un’unica lista elettorale di centro-destra), non si sa se per ignoranza o per provocazione, ha intitolato questa centrale area, posizionata tra l’edificio municipale e la chiesa, “ai martiri delle foibe”.
Proprio l’area nella quale il 29 maggio 1944, vennero impiccati 13 dei ventisei partigiani provenienti dalle carceri di via Spalato a Udine (gli altri 13 furono impiccati lo stesso giorno a San Giovanni al Natisone).

La terribile immagine dei compagni Partigiani
sottoposti a “trattamento speciale” a Premariacco

 

A sinistra l’area che l’Amministrazione comunale
di Premariacco ha intitolato “ai martiri delle foibe”

A Cividale del Friuli, negli anni passati, ci raccontava l’allora Presidente della sezione ANPI prof. Giuseppa Jacolutti, da diverso tempo giaceva in “un cassetto” del Comune la proposta, avanzata non sappiamo da chi, di intitolare il nuovo ponte urbano “ai martiri delle foibe”.
La città, decorata con Medaglia d’Argento al V.M. per i fatti della Resistenza, pur essendo sempre stata amministrata dalla destra democrisitiana e sede del “nucleo fondativo” di “Gladio”, si guardò bene dal mettere in atto una simile proposta.

Tempi complessi quelli e con tante ombre nei quali però esisteva ancora una memoria viva, collettiva e personale, di quello che furono il fascismo, le guerre e l’occupazione nazista.
Ora però ci troviamo in una fase storica completamente diversa.
Da un paio di decenni, con il venir meno dei testimoni diretti, con la colpevole tolleranza di tanti e sottovalutazione di molti altri, la questione “foibe, esodo e confine orientale” è diventata pretesto per zittire l’avversario politico e per sostenere il nazionalismo italico.
L’istituzione della “Giornata del ricordo”, ha assecondato questa deriva diventando tutt’altro che un momento di riflessione sulla complessa storia del Confine orientale.
La legge fu approvata a larghissima maggioranza anche con il sostegno del centro-sinistra (votò contro solo uno sparuto gruppo di deputati e senatori della sinistra).
Gli interventi in Aula degli esponenti di centrosinistra cercarono di edulcorare quello che da subito, per vicinanza alla data del “Giorno della Memoria”, per la personalità dei proponenti (l’on. dal “braccio teso” Menia) e per assonanza dei termini e natura del testo, appariva come un frutto avvelenato.
Il centrosinistra, aggrappandosi al riferimento riportato nel dispositivo “alle più ampie vicende del confine orientale”, insistette molto sul fatto che la legge sarebbe stata occasione di ri-pacificazione nazionale e di condivisione di una memoria.

Questa legge non ha conseguito i risultati previsti perché:
- ha determinato il proliferare di iniziative con carattere denigratorio nei confronti della Resistenza e dei Partigiani, in particolare quelli della nostra terra;
- ha consentito e finanziato la produzione di materiale, il cui uso è fortemente consigliato a livello istituzionale, per scopi didattici e che si rifà a sentimenti nazionalistici, rivendicatori di territori di altri Stati sovrani, privi di solida documentazione storica e carichi di ideologia; - la legge ha scatenato l’intitolazione “ai martiri delle foibe” di monumenti e luoghi pubblici laddove la definizione di “martiri” comunque mai compare nel dispositivo di legge;
- la legge istitutiva della “Giornata del Ricordo” è occasione annuale di forti tensioni, per gli atti e le parole pronunciati da cariche istituzionale e politiche italiane, con le istituzioni e i rappresentati dei Partigiani delle vicine Repubbliche di Slovenia e di Croazia;
- la legge ha consentito di decorare un migliaio di “infoibati” dei quali, quasi 400, risultano presenti nell’albo dei caduti della RSI che, ricordiamolo, in queste terre erano alle dirette dipendenze di Hitler. Inoltre alcuni di loro sono “presunti” criminali di guerra;
- nel 2019, come se non bastasse, la Commissione permanente cultura, scienza e Istruzione votava una risoluzione che dichiarava “opportuno che a essere chiamati a ricordare e a spiegare nelle scuole questi tragici eventi siano i testimoni diretti di quei fatti o gli appartenenti ad associazioni di esuli istriano-giuliano-dalmati”. Di fatto escludendo anche l’ANPI dall’intervenire, nelle scuole, su questi argomenti in concomitanza con voci diverse.
Per tali ragioni, non esaustive, riteniamo sia giusto addivenire ad una sostanziale revisione della legge istitutiva della “Giornata del Ricordo”.

 
ANPI - sezione di Cividale del Friuli