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ANPI
Cividale del Friuli

ricordi e dimenticanze

ovvero l'on. Roberto Novelli e la Resistenza

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In questi giorni nei quali, come ogni anno, si scatenano gli odi verso i Partigiani e di conseguenza contro l’A.N.P.I., a scorrere le parole pronunciate, domenica 3 febbraio 2019, alle malghe di Topli Uorh (Porzûs) dal parlamentare forzista Roberto Novelli (già Alleanza Nazionale) viene alla mente un passo de “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud laddove il padre della Psicoanalisi ci segnala che: “Dimenticare è molto spesso determinato da un motivo inconscio e permette sempre di dedurre le intenzioni segrete della persona che dimentica”. Se poi queste “dimenticanze” accadono nel “Giorno del ricordo” la cosa potrebbe assumere dei toni comici ma sappiamo che invece si tratta di una questione seria e tragica.
Quest’anno Roberto Novelli ha avuto l’ardire di celebrare il “Reggimento alpini Tagliamento” un reparto che, ricorda lo stesso Novelli, era “inquadrato nei reparti della Repubblica Sociale Italiana”. Continua il “ricordo” di Novelli: “la maggior parte di questi uomini, furono oltre 400, negli ultimi giorni di guerra, siamo negli ultimi giorni di aprile e i primi di maggio del 1945, dopo una lunga trattativa, vennero inquadrati nei reparti della Brigata Osoppo e contribuirono a cacciare i tedeschi da Cividale del Friuli. Portarono il fazzoletto verde al collo e così contribuirono a far si che i reparti partigiani jugoslavi arrivati a Cividale del Friuli, mantenessero un atteggiamento, diciamo così, meno aggressivo.”
Fin qui i “ricordi” dell’Onorevole, ma veniamo alle dimenticanze.
A Cividale del Friuli in quegli ultimi mesi di guerra era stanziata la 24. Waffen Gebirgs Karstjäger Division der SS che si macchiò, di concerto con i repubblichini, di innumerevoli fucilazioni e torture consumatesi nella sede della caserma “Principe di Piemonte” e nella caserma “Lanfranco-Zucchi” luoghi di detenzione e sofferenza per innumerevoli patrioti. I loro diretti superiori erano il Gauleiter Friedich Reiner e appena sopra il Führer della Germania nazista, Adof Hitler!
I militi del Reggimento alpini “Tagliamento” erano volontari al servizio diretto e agli ordini dei tedeschi. Del resto non poteva essere diversamente giacché con la costituzione della Zona di Operazioni Litorale Adriatico (OZAK), dopo l’8 settembre in queste zone la Repubblica Sociale non aveva giurisdizione.
L’evidenza dei massacri compiuti nella caserma “Principe di Piemonte” fu certificata dall’esumazione, avvenuta a guerra conclusa, di ben 105 fucilati. Le fucilazioni avvenivano sul retro della caserma prospiciente la forra del fiume Natisone in un’area denominata “Fosse del Natisone”. (1) Forse quest’assonanza tra forra, fosse e foiba indusse, alcuni anni addietro, una rivista a tiratura nazionale ad addebitare le uccisioni ai partigiani sloveni rei di aver operato una pulizia etnica nei confronti degli “italiani”.
Il reggimento “alpini” Tagliamento, che l’ANA non ci risulta abbia mai ufficialmente riconosciuto, ha compiuto pari atrocità nel territorio della vicina Slovenia e non ha esitato a sopprimere partigiani e civili a spedirne innumerevoli nei lager dell’alleata e occupante Germania hitleriana, tant’è che il loro labaro si fregia di due croci di ferro con tanto di svastica nazista che esibiscono ancora oggi, senza alcuna vergogna, nelle varie manifestazioni anti-partigiane a cui partecipano.

Dovrebbero saperlo gli alpini dell’ANA che gli alpini, quelli appartenenti all’epoca dell’Armistizio al Regio Esercito, fecero la loro scelta della Lotta di Liberazione, in Jugoslavia così come in Italia e che questa scelta pagarono con migliaia di caduti e con decine di migliaia di deportati nei lager nazisti! Il decantato “spirito alpino” cui si richiamano con orgoglio gli amici dell’ANA, non può essere certamente confuso con quanti uccisero civili inermi al soldo dell’occupante nazista come invece fecero quelli del Reggimento Tagliamento.
Cividale del Friuli, caro Novelli, nonostante la relativa voce di Wikipedia sia continuamente manomessa, fu liberata dall’ufficiale degli alpini e comandante della SAP prof. Paolo Rieppi “Giovanni” che ha illustrato precisamente i fatti nella relazione redatta nei giorni successivi alla Liberazione (2), città, Cividale, che può fregiarsi della Medaglia d’Argento al Valor Militare per l’apporto dato alla Resistenza.
Ad onore del vero alla Liberazione di Cividale parteciparono anche i reparti del Beneški bataljon parte del IX Korpus dell’Esercito di Liberazione jugoslavo, che a pieno titolo, in quanto forze alleate, erano presenti a Cividale in quei giorni. Non si registrò nei giorni della Liberazione alcun attrito tra i partigiani sloveni, la popolazione civile o altri soggetti (e a tale riguardo oltre a testimonianze dirette esiste anche documentazione fotografica). A seguito dell’arrivo dei neozelandesi i partigiani sloveni si “ritirarono” da Cividale per accordi già in precedenza presi in quanto i primi avevano libero accesso nella valle dell’Isonzo che era attraversata dall’importantissima linea di comunicazione telefonica Roma-Vienna.

Alla Liberazione parteciparono anche elementi della Brigata Osoppo la quale (sono parole del prof. Rieppi) “aveva una forza molto esigua. Quel giorno alla sfilata (per la Liberazione della città. Ndr), ci saranno stati una ventina di osovani...” la qual cosa corrisponde a tutte le relazioni e memorie dell’epoca a partire da quella del Monsignor Valentino Liva. (3)
Il prof. Rieppi chiarisce ulteriormente: “Quando il due maggio è sfilata per Cividale anche l’Osoppo, con in testa il comandante della VII Brigata (Aldo Specogna Ndr), vidi che dietro di loro venivano anche militi repubblichini con il fazzoletto verde.” È chiara l’operazione di Specogna (uno dei fondatori della “Gladio”), dimostrare una consistenza numerica maggiore della realtà per impressionare. Ricordiamo che l’inquadramento d’interi reparti fascisti nelle file partigiane era espressamente vietato dalle disposizioni del CVL e del CLNAI. Disposizioni estremamente chiare che imponevano che tutte le formazioni armate RSI dovevano essere disciolte e disarmate e che, in periodo insurrezionale, non potevano essere impiegate per servizi di qualsiasi natura anche quando esse si dichiarassero pronte a passare al servizio del CLN. (4)

Invece di annunciare esposti contro l’ANPI, l'on. Novelli dovrebbe riflettere di più prima di esaltare un reparto criminale fascista contro i cui membri non vi furono provvedimenti penali solo in virtù dell’intervenuta “Amnistia Togliatti”.

 

1) – “Fosse del Natisone” – Giuseppe Jacolutti – a cura dell’Amministrazione comunale della Città di Cividale del Friuli – 1978;
2) – “Cividale: 1 maggio 1945 – la Liberazione” Relazione di Paolo Rieppi, in Storia contemporanea in Friuli, n.32, 2001;
3) – “Un apostolo friulano del ‘900 Mons. Valentino Liva” – Bruno Baccino – AFG/IMOCO Spa, Udine 2007;
4) – Doc. n.202, in data 3 febbraio 1945 indirizzato a tutti i comandi regionali, riguardante le direttive operative nella fase insurrezionale (Atti del Comando generale del Corpo Volontari della Libertà, a cura di Rochat, prefazione di Ferruccio Parri, Franco Angeli Editore/La Società, p. 368); “Storia del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia”, Franco Catalano, Bompiani, 1956 e “Documenti ufficiali del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia”, 1945;