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ANPI
Cividale del Friuli

via Fratelli Cervi

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Luogo:
Cividale del Friuli - UD - strada laterale di via Manzano

Anno:

Comittente:
Comune di Cividale

Tipologia:
Odonomastica - Via

Riferimento GPS:
46°05'15" N 13°25'47" E 134 m. slm

Chi ricorda:
Il sacrificio dei sette fratelli Cervi - Gelindo (classe 1901), Antenore (1906), Aldo (1909), Ferdinando (1911), Agostino (1916), Ovidio (1918), Ettore (1921). Tutti nati a Campegine (Reggio Emilia), tutti fucilati dopo sevizie e senza processo il 28 dicembre 1943 nel poligono di tiro di Reggio Emilia, tutti Medaglia d'Argento al Valor Militare alla memoria.

Nota storica:
I Cervi erano una numerosa famiglia di contadini-mezzadri originari della bassa Reggiana. Oltre al padre Alcide e alla mamma Genoveffa Cocconi, c'erano i sette figli maschi (Gelindo, Antenore, Aldo, Agostino, Ferdinando, Ovidio, Ettore) e due figlie femmine, Diomira e Caterina. Le figlie femmine vanno spose, e come era abitudine delle famiglie contadine, escono di casa per entrare nelle famiglie dei rispettivi sposi.
Poverissimi, i Cervi sono però animati da un forte impulso al miglioramento e al riscatto sociale. Come mezzadri non avevano fissa dimora (il contratto di mezzadria, assai sfavorevole ai contadini, imponeva di cambiare podere ogni anno: il trasloco avveniva a novembre, il giorno di San Martino). Appreso che il podere di Campi Rossi è in affitto per pochissima spesa, decidono di affittarlo e di trasferirvisi. Da allora saranno per tutti dei "matti", delle "teste calde" perché i Campi Rossi erano di fatto impraticabili. Una sfida, dunque, poter vivere e lavorare in quelle condizioni, che i Cervi vincono perché nel giro di pochissimo tempo rendono il podere un modello di agricoltura razionale. Livellano la terra e introducono nuove tecniche per la coltivazione e la rotazione delle colture. Nel 1939 acquistano un trattore, il primo della zona.
Sul piano ideologico, i Cervi sono profondamente antifascisti e prendono da subito le distanze dal regime. Alla fine degli anni '20 Aldo viene imprigionato nel carcere di Gaeta per tre anni. Sono anni formativi, poiché legge di politica: Gramsci e Marx soprattutto. Rientrato, estende questa esperienza a tutti gli altri fratelli e presto allestisce una biblioteca circolante con i libri che erano proibiti dal regime fascista.
Quando le restrizioni alla libertà di azione e di parola si fanno più violente i Cervi iniziano l'azione di opposizione con atti di sabotaggio agli ammassi imposti dal regime, alle linee dell'alta tensione che alimentavano le fabbriche Reggiane dove si producevano le armi belliche. Fanno volantinaggio, distribuiscono clandestinamente l'Unità, vanno di casa in casa a commentarla. La loro diventa una casa di latitanza, dove si fanno riunioni clandestine e si organizza l'opposizione al regime. Organizzano attentati contro presidi fascisti della zona da cui ricavano cibo e armi, utili per ospitare nella loro casa i numerosi renitenti alla leva che rifiutano di prendere le armi dopo l'8 settembre 1943 e la proclamazione della Repubblica di Salò, e per sostenere i numerosi alleati che si erano dispersi.
Moltissimi antifascisti passeranno e sosteranno nella loro casa. Casa Cervi viene messa a ferro e fuoco dai fascisti la notte fra il 24 e il 25 novembre 1943. I sette fratelli, il padre, Quarto Camurri, catturati, verranno portati al carcere dei Servi di Reggio Emilia. Tutti gli stranieri, che in quella notte ospitavano in casa, verranno invece trasferiti alle carceri di Parma. I sette fratelli Cervi verranno fucilati senza processo all'alba del 28 dicembre 1943, al Poligono di tiro di Reggio Emilia, insieme a Quarto Camurri. Il più vecchio Gelindo ha 42 anni, il più giovane Ettore 22 anni. L'azione dei fascisti è un'azione di rappresaglia: i Cervi vengono infatti accusati di aver complottato per l'uccisione del segretario fascista di Bagnolo in Piano (Reggio Emilia). Il padre viene risparmiato, e tramandando la memoria rende possibile il recupero delle testimonianze della civiltà contadina e delle vicende storiche che costituiscono il primo nucleo del museo.

Descrizione e note:
Il segnale stradale, collocato dal Comune di Cividale del Friuli ai vari imbocchi della via in oggetto, riporta esclusivamente la dicitura "F.lli Cervi" senza nessuna ulteriore indicazione. E' auspicabile che le indicazioni vengano integrate così che il cartello dovrebbe contenere le seguenti indicazioni: via 7 F.lli Cervi (28 dicembre 1943) - antifascisti - fucilati.

Bibliografia:
https://www.anpi.it/luoghi-di-memoria/1/museo-cervi

Nota redazionale:
La scheda può essere liberamente riprodotta citando "scheda a cura dell'ANPI - Cividale del Friuli".
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